1 febbraio 2018

Intervista al collettivo Dynamis in residenza al Castello Pasquini

Intervista di Alessandro Leoncini

Continua la stagione delle residenze artistiche di Armunia, fino al 28 Gennaio è stata ospite del Castello Pasquini una parte del gruppo teatrale Dynamis. Ho avuto l’occasione di parlare riguardo alle loro attività di produzione e formazione, del loro approccio al mondo del teatro e dell’esperienza della residenza con una piccola rappresentanza del collettivo romano formata da Andrea De Magistris, Giovanna Vicari e Francesco Turbanti.
Il collettivo è un gruppo dinamico, impegnato in svariate attività e caratterizzato da una profonda necessità di rinnovamento sia dal punto di vista personale che artistico.

“Vorremmo essere dirompenti nelle situazioni, come la dinamite!”

Dynamis nasce da un gruppo all’interno di una scuola di recitazione che come ci racconta Francesco Turbanti:
“Ad un certo punto si è trovato insieme trovando una comunione di intenti, soprattutto dal punto di vista di interessi che aveva sul mondo teatrale, ed ha deciso di iniziare un percorso insieme.”

Ha iniziato a presentare i primi progetti nel 2011 ricevendo inoltre una residenza al Teatro Vascello di Roma. Il collettivo non è assolutamente un gruppo ristretto né tanto meno chiuso.
Andrea De Magistris: “Compagnia di teatro forse ci sta stretto, diciamo gruppo di studio, comunità di lavoro, si possono trovare molte formule, l’idea è che comunque non è un gruppo chiuso.”
Giovanna Vicari: “Siamo 11, 12 persone. Noi siamo una rappresentanza che lavora in questo progetto specifico qui ad Armunia e che portiamo in giro in altri luoghi in 5 persone. I vari progetti si nutrono in maniera differente delle persone, siamo tanti, tante teste, tanti progetti.”

collettivo Dynamis in residenza

Come da nome il caposaldo di Dynamis è un approccio dinamico che non si ferma solo ai progetti lavorativi.
Andrea De Magistris: “Diciamo che questa forza di movimento fisico, mentale, emotivo e d’azione è un movimento che cerchiamo di dare in primis a noi stessi, perché se si è statici si muore.”
Parlando delle proprie attività Andrea De Magistris afferma che: “è difficile riconoscere una sorta di cifra stilistica, certo abbiamo una nostra inclinazione ma è assolutamente mutevole e sensibile al mondo che ci circonda. Prima in noi, cerchiamo di porci in una condizione sempre nuova.”

Il gruppo cura particolarmente la parte di formazione che si sviluppa in vari progetti, portando anche all’interno di essi il proprio approccio dirompente avendo sempre come punto di partenza il teatro.
Francesco Turbanti: “L’idea di base è credere che il teatro sia un buon terreno per cui l’uomo in tutte le sue età possa fruirne e crescere al suo interno. Abbiamo fatto un progetto residenziale con 10 ragazzi di Grosseto che aveva come pretesto il teatro ma al suo interno aveva tanti altri tipi di sviluppi, come quello comunitario. L’obiettivo era quello di portare in scena qualcosa ma al suo interno c’era la vita insieme, abbiamo fatto la residenza insieme ai ragazzi che hanno dovuto avere a che fare con gli altri a 360 gradi.”
Andrea De Magistris : “Il teatro è la base, è come se fosse una piattaforma di lancio, da questa base si sviluppa un certo tipo di lavoro, lo si arricchisce, si cambiano le prospettive, si entra in conflitto, per ritornare di nuovo alla base.”

E’ fondamentale in tutti i loro progetti, che siano di formazione o di produzione, la relazione con il pubblico.
Giovanna Vicari:: “Un aspetto fondamentale è la relazione col pubblico: ciò che fai deve essere condivisibile. E’ un po’ l’obiettivo dell’arte in generale, in fondo usiamo un linguaggio artistico e se non arriva agli altri c’è una non comunicazione, dobbiamo per forza interrogarci su quale sia la relazione con chi poi parteciperà ai nostri lavori. Spesso si contaminano i piani, quello della formazione diventa poi uno stimolo per lavorare su un progetto produttivo. Il linguaggio si definisce attraverso quello che incontriamo e seguendo la domanda della relazione con chi osserva e partecipa al nostro lavoro. Questa è una parte che in questi anni sta dominando la nostra ricerca: in che termini il pubblico è partecipe? Come lo coinvolgiamo? In questi anni stiamo sperimentando in varie direzioni il senso di partecipazione della platea canonica, ci piace spingerci a sperimentare delle forme in cui il pubblico è parte di un’esperienza.”

Il dinamismo, come è stato ribadito più volte, è una costante in tutto ciò che riguarda le loro attività, è alla base della loro idea la costante ricerca del rinnovamento.
Francesco Turbanti: “E’ molto semplice accontentarsi di qualcosa che è funzionale alla prima ed adagiarsi su questo.”

All’interno del Castello la compagnia sta lavorando sullo spettacolo M2, un ottimo esempio del rapporto partecipativo con il pubblico, una rappresentazione che ha il carattere di un esperimento scientifico e sociologico in cui il pubblico viene chiamato sul palco ed è parte integrante e fondamentale della messa in scena. La performance è già completa e la compagnia sta cercando di aggiungere un volume narrativo ad essa attraverso varie tappe in residenze lungo lo stivale.
Giovanna Vicari ha brevemente descritto lo svolgimento di questo esperimento/spettacolo: “E’ guidato come fosse un esperimento scientifico, si richiede a 7 partecipanti del pubblico di essere con noi in scena e di seguire indicazioni che loro non conoscono. E’ quindi anche un atto di fiducia (ride). L’esperimento è reale, non una messa in scena di un esperimento. Noi cerchiamo di verificare delle cose live. Queste persone ricevono sul palco delle indicazioni legate al loro corpo, per capire come il corpo abita uno spazio, nello specifico come 7 individui assieme, quindi una sorta di microcomunità sul palco, devono lavorare per far interagire i loro corpi in uno spazio ristretto: il metro quadro. L’unità di misura è la partenza, l’esperimento scientifico è il linguaggio ed i corpi degli spettatori sono le cavie.”

All’interno dell’esperienza della residenza il collettivo romano ha trovato un aiuto per la propria ricerca ed il proprio lavoro.
Francesco Turbanti: “La linea di pensiero che inizia la mattina continua per tutta la giornata , è come se non staccassimo la presa. E’ privilegiata come condizione perché in questo modo non viene affaticato il nostro lavoro.”
Giovanna Vicari: “L’opportunità è stata vissuta come un momento in cui si concentrano delle energie, una possibilità di confronto continuo, uno spazio privilegiato in cui possiamo raffinare il pensiero collettivo. Nella quotidianità ciascuno nutre il collettivo ma molto di più il suo percorso individuale, la residenza è un momento di scambio in cui questo scambio è protetto. Uno spazio senza paletti che manca spesso nelle nostre quotidianità cittadine.”

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