01 set 10:30 Residenze
01 settembre 2017 - 10 ottobre 2017
{Evento terminato}

GEOGRAFIA AMOROSA

Silvia Pasello

wood7

Residenza dal 1 al 8 settembre e dal 2 al 10 ottobre

Silvia Pasello
GEOGRAFIA AMOROSA
Vi è una nostalgia delle cose che non ebbero mai un cominciamento
Carmelo Bene “Sono apparso alla Madonna”

Il testo a cui rivolgiamo la nostra attenzione è Savannah Bay di M. Duras, non tanto pensando alla sua messa in scena, quanto per il fatto che in questo scritto sono contenuti i detti e i non detti della nostra ricerca, sia per la “storia” raccontata sia per la portata stessa della scrittura che la racconta.

Il testo Savannah Bay parla d’amore. Un amore di tutti gli istanti, fisso, un crimine, un amore che vuole il mondo vuoto. Parla di una morte avvenuta tragicamente nel mare. Un suicidio. Oppure un lasciarsi andare così assoluto da diventare morte. Parla di una bambina che non riesce a ricordare la sua storia perché accaduta all’inizio dei tempi, dei suoi tempi e di una vecchia donna che non ricorda più, non vuole ricordare, che cade nel mare del tempo e lì si perde, ormai al confine con la morte.

Come decliniamo dunque il nostro tema?

Il progetto si definisce a partire proprio da un senso di nostalgia. L’abbiamo individuata come nostalgia della relazione. Poi ci siamo rese conto che questa nostalgia si traduce nel senso di una mancanza. Ci siamo rese conto dell’impulso a colmare questa mancanza e dell’illusione della riuscita in questa impresa.

Ci sembra sempre che le relazioni si possano realizzare, che raggiungere l’altro sia possibile. Ma è anche vero che l’altro è sempre mancante presente se non per attimi, istanti, i più preziosi della vita. Quelli che il tempo non svanisce.

C’è una domanda.
Esistiamo nel tu?
Vogliamo provare a non convenire sulla risposta. E’ una possibilità che non abbiamo quasi mai preso in considerazione… di non convenire… di non definire.
Perché se cominciamo a convenire sulla risposta ci allontaniamo dall’altro.
Perché se cominciamo a convenire sentiamo che pian piano ci allontaniamo, pian piano l’altro non ci riguarda più.
Geografia amorosa è un progetto teatrale che indaga i termini di questa mancanza.
Il luogo Teatro sembra ancora  quello giusto per la nostra indagine, giusto per accogliere la distanza e la nostalgia, la mancanza e il vuoto che fanno parte delle relazioni. Giusto per la sua natura impermanente, per il rapporto particolare in cui verità e finzione si mescolano e si rivelano autentiche, ci obbliga a scoprire i nervi di quello che per noi è veramente necessario.

E poi? Il testo della Duras suggerisce una logica teatrale in relazione alla presenza del “tu” e dell’ ”io”. Logica che procede per continue e circolari sottrazioni. Sembra suggerire l’impossibilità della messa in scena. Non esiste personaggio, confuso com’è tra figura e persona, tra vita reale e vita scenica.

Ciò che porto in scena è sempre una storia mai un’identità.
L’identità sfugge, la storia resta.
Eppure, eppure anche la storia è sempre ritrattata, fatta cominciare e ricominciare ma non è mai data veramente.
Data per sempre o una volta per tutte.
Eppure lo spazio è sempre occupato da storie che appartengono al passato, mai al presente; stanno lì a incrostare i muri, tra le crepe delle parole, stanno come le tracce del tempo, appartengono al passato.
Cosa si dà nel presente?
Si dà tutto quello che resta vivo e resiste al passato.
E che io rimetto nel gioco scenico per segnare un nuovo inizio.
La storia è sempre data e perduta.
Prima conclusione: il testo non si può recitare. Possiamo avvicinarci, prenderlo per buono nelle sue parti, a frammenti, aprire i dialoghi fino a svaporarli nell’impossibilità di dirli.
Una follia o iperbole teatrale.
Seconda conclusione: il testo è un pretesto per riscrivere un andamento quasi musicale di azioni fatto di variazioni sul tema.

La storia
La giovane donna e la vecchia attrice si confrontano su un piano di continua sottrazione.
La storia è, ma è anche sempre perduta. Tanto perduta quanto affidata a una nuova narrazione.
Il dolore chiude le storie là dove nel tempo sono accadute la prima volta e da dove non possono tornare. Il dolore è tale e così potente che non lascia più spazio, più aria, più suono.

C’è solo rumore.

Analizzeremo il testo Savannah Bay a partire dalla relazione tra una giovane donna e una vecchia attrice.
La domanda è: è possibile far diventare “teatro” quella materia fragile che nella pratica normalmente appartiene alle prove? Sostare tanto a lungo quanto necessario nell’area  di studio prima delle parole dette in scena? Stare fuori da un andamento di lavoro lineare, progressivo e produttivo? Lavorare il materiale con una logica poetica?

Il gruppo di lavoro è composto da Silvia Pasello, Silvia Rubes, Caterina Simonelli, Silvia Tufano e Maria Pasello. Ares Tavolazzi si occuperà della tessitura sonora del lavoro.

La nostra è una ricerca lenta. E’ un bisogno comune quello di intrattenere una relazione con il tempo che ci permetta di uscire dall’automatismo della produzione. Ci interroghiamo quindi anche sul modo con cui condurre il lavoro. Per il momento le forme della residenza artistica sono quelle che ci offrono uno spazio più aderente alla natura della nostra elaborazione.

La residenza a Castiglioncello rappresenta la quarta tappa di un percorso di lavoro iniziato un anno fa. Ci hanno sostenuto Teatro Rossi Aperto, Associazione If Prana di Seravezza. A Castiglioncello dedicheremo lo studio alla verifica di un testo originale che tenta di mantenersi in dialogo con il testo e la storia di Savannah Bay.

La prospettiva è quella di presentare il lavoro alla prossima edizione di Armunia Festival Inequilibrio. Ancora non possiamo dire in quale forma, se in forma di studio o di spettacolo.

 

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