02 ott 10:30 Residenze
02 ottobre 2017 - 08 ottobre 2017
{Evento terminato}

LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT

Nerval teatro

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Residenza dal 2 al 8 ottobre

Nerval Teatro
LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT
di R.W. Fassbinder

Con Barbara Caviglia, Bibi Simic, Elisa Pol, Laura Dondoli, Livia Tura, Maria Scorza
Regia Maurizio Lupinelli
Video operators Gustavo Jahn, Mellissa Dullius

Il realismo che io intendo e che voglio è quello che si genera nella testa dello spettatore e non quello che si realizza sullo schermo, quello non mi interessa affatto, la gente lo conosce già nella vita di tutti i giorni. Ciò che voglio è un realismo aperto, stimolante, che non provochi la chiusura della gente in se stessa. Se alla gente si mostra proprio quello che poi puntualmente vive tutti i giorni, allora credo che si chiuda. Bisogna offrire la possibilità di aprirsi alle cose belle.
R.W.Fassbinder

 

P R E M E S S A

Il percorso di Nerval Teatro si è contraddistinto in questi anni per un’attenzione particolare nei confronti degli autori di area tedesca. Un’identificazione che si costruita a partire dal confronto con i temi, la scrittura e le opere di autori come George Büchner, Herbert Achternbusch, Peter Weiss, Werner Schwab. Nel 2016 la compagnia ha avviato un percorso di esplorazione dell’universo poetico di Rainer Werner Fassbinder per approfondirne il linguaggio e l’incidenza sul contemporaneo. La prima tappa si è svolta a Berlino, con un seminario intensivo per attori che ha portato alla messa in scena della pièce  Sangue sul collo del gatto di R.W. Fassbinder nei magazzini sotteranei della Kindl Brauerei Berlin a Neukölln (di questa esperienza è stato realizzato il documentario La Germania che ho in testa ideato da Graziano Graziani e Mauro Paglialonga https://vimeo.com/189698195). Il percorso è proseguito nel 2017 attraverso una serie di laboratori sul territorio nazionale incentrati sull’opera di R.W.Fassbinder: a Salerno in un progetto speciale intitolato Itaca. La bottega del ritorno, con attori professionisti salernitani e a Venezia, in un corso di alta formazione per attori che ha portato alla realizzazione di Sangue sul collo del gatto con gli allievi attori dell’Accademia Teatrale Veneta. Nel biennio 2018/2019 è prevista la messa in scena di Le Lacrime Amare di Petra Von Kant, un testo teatrale e un’opera cinematografica dedicati alla rappresentazione e all’analisi della donna. Ed è proprio questa natura anfibia dell’opera che il progetto intende indagare mescolando il linguaggio del teatro e quello del cinema per sondare il limite tra realtà e finzione, attore e personaggio, sperimentazione e narrazione. Il progetto si avvarrà della preziosa collaborazione del gruppo berlinese DISTRUKTUR fondato da Melissa Dullius e Gustavo Jahn, due giovani registi della scena berlinese che nel 2016 hanno presentato la loro ultimo film alla Berlinale.

PRIME TRACCE DI LAVORO

«Per prima cosa mi interessa indagare il rapporto tra lo spazio e le azione sceniche degli attori, la qualità della presenza, e non solo nel momento dell’agire, quindi sto cercando di immaginare un luogo, in cui lo spettatore è coinvolto e può vedere l’attore anche quando non agisce, quando non recita il dramma.

Uno spazio che sembri non avere fine, dove il luogo della rappresentazione possa essere spostato come se fosse un set cinematografico. In questo luogo il pubblico è reso spettatore non solo del dramma, ma anche del fuori scena, dove la vita degli attori prosegue, nella sua solitudine. Questo vale anche per la troupe che riprende ogni momento, sia la scena sia il fuori scena. Le riprese non vengono mai proiettate, solo agli attori in ogni momento è permesso vedersi in un piccolo monitor e discutere con la troupe stessa, per creare un ulteriore piano di straniamento, e potersi soffermare sui particolari della vita e della presenza sulla scena. Quindi mi interessa lavorare su immagini sprecate, la telecamera come oggetto che documenta, fissa, scene che nessuno vedrà tranne gli attori, come in un circuito chiuso, e che il pubblico potrà intuire solo dall’atteggiamento degli attori. Un ulteriore effetto di straniamento, ma con un sguardo ancora più profondo, è dato dall’interazione tra gli attori e le immagini riprese, arrivando forse a mettere in discussione il senso delle loro solitudini, cercando disperatamente di trovare una via di uscita dall’angoscia, dalla storia, con la costante ricerca dell’amore per riuscire a vivere e raccontarsi, una tensione che ogni personaggio creato da Fassbinder si porta dentro.» Maurizio Lupinelli

 

 

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