26 gen 10:0 Residenze
26 gennaio 2018 - 28 gennaio 2018

Dynamis

dynamis

RESIDENZA

DYNAMIS
in residenza dal 26 al 28 gennaio

Performance partecipata

La performance partecipativa si interroga pragmaticamente sull’unità di misura da cui prende nome, il metro quadro, svelando alla fine le possibili sfumature, al limite tra umano e disumano, che quotidianamente assume. Il pubblico è l’essenza stessa della performance, la matrice dell’azione che si orchestra, attraverso semplici istruzioni veicolate da un performer in un gioco collaborativo tra sconosciuti. Partendo da stime dedotte da casi reali presi ad esempio, la performance si sviluppa attorno ad una proporzione in scala, tra superficie circoscritta e persone coinvolte.

DATI GENERALI:
Il resoconto annuale dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur) del giugno 2015 attesta che nell’ultimo anno circa 60 milioni di persone sono state costrette a migrazioni forzate per sfuggire a scenari di guerra. Dieci anni fa i migranti erano 22 milioni di meno. Di questi, circa 38,2 milioni sono sfollati interni, cioè persone che fuggono dalle proprie case, ma restano all’interno dei confini della loro nazione. Un milione e 800 mila sono i richiedenti asilo, coloro che presentano domanda per ottenere lo status di rifugiato, quasi 20 milioni i rifugiati in senso stretto (compresi i 5 milioni di palestinesi).

Dynamis è un gruppo di ricerca artistica, una comunità di studio dedicata alle arti performative con base a Roma, al Teatro Vascello, dove trova uno spazio prezioso per la sua Ricerca quotidiana e per sperimentare diversi linguaggi artistici sia sul piano formativo che produttivo. Se il pretesto è quello teatrale, il livello della ricerca si sposta continuamente su piani diversi, arricchendosi di collaborazioni apparentemente e canonicamente distanti dall’ambito: pedagoghi, illustratori, insegnanti illuminati, hackers, ufologi – più o meno radicali, agitatori, dj, studenti, pirate film makers, Onlus che si occupano di rifugiati politici, riviste, amici. Il percorso di ricerca artistica è volutamente ben contagiato, strutturato sul principio di scambio di idee, e connesso direttamente con gli spazi culturali (e non) della città, con cui da anni si lavora per costruire una rete collaborativa.

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