Relazione Progetti 2016

Di cosa parliamo quando parliamo di residenza? E’ solo una “nuova” modalità organizzativa/produttiva del teatro? Per noi non è così. E’ un’opportunità, una possibilità, forse una delle poche rimaste per la creazione di corti circuiti virtuosi, di scosse di vita nella società in cui siamo. E questo a partire dalle persone, sia artisti che cittadini di una comunità e persone che transitano in un determinato luogo di residenza.

Parliamo di politica delle residenze perché esse sono intimamente legate al luogo, alla comunità, alla “città”. Un luogo fisico e della mente, un luogo che mette a disposizione degli artisti oltre che beni materiali, anche e forse soprattutto il bene immateriale del tempo. Il tempo della creazione e della discussione, il tempo per la lettura critica del mondo contemporaneo. Le residenze hanno intimamente a che fare con la costruzione di relazioni e perciò con tutti gli ambiti del vivere civile, con la promozione e l’esercizio delle idee. In questo senso è una pratica che rischia e sperimenta, innovativa nel senso che si mette continuamente in discussione nella ricerca di terreni altri dal teatro, che ha l’ambizione di interrogare la città su tutti gli ambiti che compongono il vivere civile, sociali, urbanistici, economici (perché si possono mettere in moto processi economici virtuosi e professionalmente interessanti).

La politica delle residenze rappresenta la rivendicazione dei giorni “liberi”, de “l’utilità dell’inutile” (N. Ordine) perché è durante il tempo di residenza che si aprono varchi che permettono flussi di pensiero e la costruzione di reti di idee che possono divenire progetti di lavoro artistici, a loro volta forieri di ulteriori movimenti. Le residenze possono essere tanti sassi nello stagno che mettono in moto onde in un processo continuo di creazione artistica e di apertura ad altre discipline e saperi e perciò strumento di creazione di tessuto civile.

In questo contesto sta il rapporto con il territorio in cui le residenze vengono sviluppate di creare circoli virtuosi tra la residenza artistica e la comunità di riferimento, inserendo la prima nel tessuto sociale e culturale di un luogo con l’ambizione di guardare più alto e di creare movimenti di pensiero poiché il teatro è lo spazio, il tempo (ancora) e il luogo di esperienze estetiche e, nel momento in cui toccano lo spettatore, ovvero la persona coinvolta in una qualche attività germogliata dalle residenze, momento “politico”, di partecipazione.

Castiglioncello tenta, faticosamente ma testardamente, da sempre di essere uno di questi luoghi dove il rapporto con la storia e l’identità del luogo su cui opera Armunia si è tradotto in azioni che, nel rispetto di una tradizione colta e insieme popolare, sono state capaci di aprirsi al nuovo, alla contemporaneità, con la consapevolezza che la tradizione non è culto della cenere ma memoria di un fuoco sempre vivo e attizzato. Un luogo di ricerca, di rischio, di produzione, di condivisione e di intrecci culturali. Pensate fuori dalla logica dei tempi e delle gabbie produttive, le residenze artistiche sono attive tutto l’anno secondo l’idea originaria di processo continuo in cui pubblico e artisti siano persone che vivono e respirano un progetto civile che permette di essere consapevolmente e criticamente nel presente.

Il progetto di Armunia, che quest’anno compie 20 anni, vuole da un lato celebrare e dare significato alla sua storia e dall’altro proseguire il percorso avviato sul concetto di RiGenerazione e Marginalità. Da gennaio a dicembre si alternano attività comprese fra danza, teatro e musica, trovando il loro focus nel festival. Vogliamo radicare il progetto, proseguendo il lavoro territoriale, implementando le attività grazie all’ulteriore ampliamento delle attività e iniziative frutto delle residenze artistiche attraverso sharing, laboratori per i bambini e genitori, incontri nelle biblioteche, veglie, stagione e festival. Da gennaio a dicembre infatti si alterneranno: La stagione teatrale, che comprende anche una rassegna per ragazzi e famiglie, strettamente connessa al Progetto Scuole, le Veglie che si svolgono come di consueto al primo piano e che prevedono numerosi appuntamenti; prove aperte concordate con le compagnie in residenza; Progetto scuola; Laboratori, Il festival di teatro danza e musica Inequilibrio e per chiudere le Dimore d’autunno. 

Prosegue la collaborazione Anticorpi XL, il network nazionale indipendente dedito alla promozione e al sostegno della giovane danza d’autore. Nell’ambito del progetto anticorpi XL Armunia è partner anche nelle Azioni Collaboraction e ResiDance che sostengono rispettivamente la produzione e la circuitazione nonché il sostegno produttivo attraverso le residenze. Prosegue inoltre la relazione con la rete nazionale di teatro In-Box.  .

Residenze e Progetti territoriali

Città Futura
Un progetto di arte pubblica che ha tra gli obiettivi quello di chiamare a discutere la città, di generare un interesse per lo spazio pubblico attraverso il linguaggio artistico, in particolare il linguaggio teatrale e dell’arte visiva. Per immaginare il domani si è scelto di lavorare a partire da un gruppo di adolescenti, attraverso un percorso triennale, come immediati fautori del futuro. Gli adolescenti come motore della trasformazione. E’ un progetto che vuole essere inclusivo: a partire dalla visione e dal punto di vista degli adolescenti, vuole coinvolgere nella riflessione quante più persone possibile, di qualsiasi fascia di età. Il concetto di arte pubblica ha a che fare con il concetto di spazio pubblico. Attraverso il linguaggio artistico, che per sua natura tende a scardinare idee preconcette e luoghi comuni, a sviluppare l’immaginazione, la creatività, il pensiero critico, a vedere lo stato delle cose da punti di vista differenti, a lavorare sull’ascolto, sulla relazione, sul concetto di coro, si lavorerà su processi di trasformazione, cercando di connetterli il più possibile con le politiche di trasformazione del territorio.

L’arte pubblica ha come teatro spazi pubblici, uscendo da luoghi dedicati e istituzionali. Questo permette di porsi al cospetto di un pubblico non selezionato, più ampio. Nel momento in cui l’arte è in un luogo pubblico assume un ruolo simbolico, o critico più ampio. L’arte in uno spazio pubblico si fa portavoce non solo dell’identità e delle soggettività dell’artista o degli artisti, ma si fa anche interprete di significati e valori collettivi, o si pone in atteggiamento critico verso di essi e cerca di attivare un dibattito pubblico. Rendendo protagonisti i cittadini stessi che saranno parte essenziale del processo. Nel nostro caso specifico saranno i ragazzi stessi gli “artisti” che lavoreranno negli spazi pubblici sotto la nostra guida.

Quando il processo è aperto, partecipato, contrattato, condiviso, quando l’attenzione principale è posta sul processo, piuttosto che sul prodotto ha una forte dimensione relazionale. Questo progetto vuole individuare buone pratiche, attivare un dialogo aperto tra artisti e comunità ospitante, per arrivare a produrre visioni, ipotesi, sentieri percorribili relativi alle trasformazioni della sfera pubblica, attraverso processi di co-progettazione, co-organizzazione e co-realizzazione. Per questo motivo l’obiettivo del progetto è attivare un processo, che abbia anche dei momenti pubblici-performativi o istallativi- che siano il momento di massima condivisione del processo stesso con tutta la comunità.

 

Da paesaggio al segno al gesto musicale a cura di Francesca Della Monica: Il Progetto nasce dalla volontà di percorrere il cammino che partendo dall’esplorazione del paesaggio sonoro porta al rilevamento grafico dei percettemi auditivi e visivi da esso derivati, li declina in un linguaggio visuale artistico (nel nostro caso fotografico e pittorico) per poi trasformarli in parametri musicali e gestuali da interpretare in un contesto performativo. La definizione stessa di paesaggio sonoro apre un campo di comprensione musicale allargato e rivoluzionario: In essa, viene stravolta la classica limitazione dell’esperienza musicale alle espressioni tradizionali della sala da concerto, intesa come esperienza precisamente limitata sotto il profilo spaziale e temporale. In questo modo si apre una diversa strada teorica rispetto a quanto già la musica sperimentale ha realizzato e realizzerà con John Cage, Fluxus, Cornelius Cardew e molti altri. La musica potenzialmente è ovunque perché ovunque vi è un suono che crea un paesaggio sonoro, e il suono dell’ambiente può essere fruito e vissuto come musica. Il fatto inoltre che dentro questa sinfonia siamo ovunque e costantemente immersi conferisce all’ascoltatore la facoltà di attivare o disattivare il proprio approccio estetico all’ascolto del paesaggio. Questa posizione è non molto dissimile da quella di John Cage, anche se gli esiti compositivi sono molto distanti da quelli schaferiani; per Cage infatti “la musica è continua, solo l’ascolto è intermittente”. La definizione schaferiana restituisce un’idea di paesaggio sonoro estremamente mobile, articolabile come una forma musicale complessa, con tutte le combinazioni possibili di tempi agogici, ritmi, durate, densità e dinamiche strumentali, rapporti armonici e contrappuntistici immaginabili. In sostanza Schafer suggerisce di ascoltare il suono che circonda e le sue fluttuazioni nel tempo come se ascoltassimo un brano di musica, per cercarvi all’interno la ricchezza, la profondità dei significati ed il moto delle emozioni che l’arte dei suoni tradizionalmente porta con sé. Subito a seguire si attiva la facoltà sinestetica, quella che ci permette, cioè di toccare con l’orecchio il senso dello spazio e di vedere i differenti cromatismi del suono e del rumore.

Pertanto il nostro progetto si articolerà in due differenti fasi: La prima, della durata di due mesi (febbraio – aprile) di residenza presso il Castello Pasquini in cui avverranno i rilevamenti grafici , la traduzione pittorica e la sperimentazione strumentale e vocale a partire dalle partiture segniche. Nello stesso periodo si avvieranno “passeggiate sonore” con i cittadini interessati ad esplorare e rimappare un territorio a partire dall’ascolto che ne rimanda. Inoltre inizieranno i primi contatti con la scuola Media Fattori per attivare il progetto sui Paesaggi Sonori da avviare nell’anno scolastico 2016-2017. Il progetto prevede 15 incontri che in forma sistematica si avvieranno nel 2016 – per proseguire nel 2017 -2018 nelle classi delle I II e III che aderiranno all’iniziativa, con Francesca Della Monica e Gian Mario Conti, sulla consapevolezza del corpo, del ritmo e della voce, in collegamento con l’arte, le scienze, la storia e la matematica. Un processo integrato che partendo dal suono giunge a far dialogare in modo innovativo le varie materie scolastiche.  Seconda fase del progetto Giugno – Luglio 2016: prevede la ricerca di una drammaturgia musicale tesa alla realizzazione di una performance musicale e teatrale e da una mostra delle opere grafiche, fotografiche e pittoriche che hanno segnato le tappe della realizzazione del progetto. Nella prima fase saranno impegnati: Francesca Della Monica, coordinatrice del progetto, Gian Mario Conti, artista plastico e polistrumentista, allievi musicisti dell’Istituto Mascagni di Livorno, cantanti coristi della Schola Cantorum di Rosignano. In questa fase saranno esposti gli elaborati emersi dalla ricerca, partiture vocali e grafiche saranno ospitate nelle sale al secondo piano di Castello Pasquini, dal 5 al 10 luglio. Un ambiente sonoro dove arte plastica e suoni restituiranno il lavoro curato da Gian Mario Conti e Francesca Della Monica. Negli stessi giorni sono previsti percorsi di ascolto del paesaggio aperti alla cittadinanza, veri e propri piccoli laboratori ai quali seguiranno tappe di rappresentazione vocale e strumentale presso le sale del Castello Pasquini. Terza tappa: ottobre dicembre 2016 incontri con le insegnanti della Scuola Media fattori sulla documentazione raccolta ed avvio del processo da attuare nel 2017 e nel 2018 direttamente nelle classi.

Dov’è Adamo? progetto a cura di Silvia Gribaudi: il progetto proseguirà i processi avviati nel 2015 sulla marginalità, rivolto alle donne over 60. Dopo le tappe di maggio, seguirà il laboratorio a giugno con la rappresentazione finale prevista durante il Festival Inequilibrio. In autunno ad ottobre e dicembre si prevedono altre due tappe, con espansione dell’attività alla Commissione Pari Opportunità che condividerà il progetto aprendolo ad ulteriori riflessioni. L’attività troverà espansione nel 2017 e nel 2018 fino a realizzare una produzione capace di migrare anche negli altri territori e residenze che hanno già dato dimora al percorso. DOV’è ADAMO è terreno di riflessioni over 60 sul maschile e femminile contemporaneo. Nato da progetti con donne Over 60 che la coreografa Silvia Gribaudi conduce dal 2011 in Italia e all’estero DOV’è ADAMO ? pone l’accento sulla riflessione rispetto alla posizione dell’uomo nel mondo contemporaneo. Chi è Adamo oggi? Dove lo ritroviamo? Come la donna incide nello spazio di vita dell’Uomo? Come la donna vede l’UOMO?  Cosa è il maschile e femminile per l’over 60? In che modo il dialogo può aprire nuove interpretazioni su maschile e femminile? Silvia Gribaudi dal 2011 ha incontrato donne da tutta Italia in particolare si sono creati due gruppi molto attivi: uno a Bologna nato grazie al Festival Gender Bender e l’altro a Castiglioncello grazie ad Armunia. Il progetto mette al centro l’identità della donna in un momento in cui spesso è messa da parte o non considerata. La donna diventa invisibile agli occhi del maschio creando risentimento e delusione che poi si trasmette alle generazioni future. Dov’è Adamo raccoglie esperienze atte alla creazione artistica ma anche permette di mettersi in discussione rispetto ad idee e preconcetti sul maschile e femminile. Nasce così l’esigenza di portare avanti il progetto ed ampliarlo con appuntamenti a tappe durante il 2016 con espansione possibili nel 2017-2018 e creazioni di documentazione video e di performance live all’interno di contesti prestigiosi.

Sempre con la certezza di offrire grandi occasioni di crescita e condivisione proseguirà il seminario Tempo – 10 variazioni sul tema”, ideato da Armunia e coordinato da Claudio Morganti che ha avuto le prima tranche (le prima 5 variazioni sul tema) di seminari tra ottobre 2015 e aprile 2016. Continuerà con nuove risposte date da artisti, intellettuali e filosofi intorno al concetto di Tempo? Cos’è il tempo per un antropologo, un danzatore, un musicista o un filosofo? Da queste riflessioni hanno avuto luogo una serie di incontri nel 2016 che proseguiranno nel 2017 -18, sul tempo, aperto ai cittadini e a tutte le persone interessate.

Progetto scuola: “Fare Cose più grandi di noi” nel 2016 ha come tema portante l’idea di Confine, e di Superamento dei limiti.   Il progetto nel 2016 ha approfondito il lavoro dell’anno precedente, con l’obiettivo di sperimentare nuovi itinerari e di documentarli con sempre maggiore attenzione ed efficacia. Il titolo generale resta “Fare cose più grandi di noi”, riprendendo una frase dell’Antigone di Sofocle, perché “fare cose più grandi di noi” è la sfida che Antigone assume contro il parere della sorella ed è al tempo stesso, metaforicamente, la sfida di ogni apprendimento, che in quanto apprendimento autentico deve portare sulla soglia di ciò che già si conosce e si sa fare, per andare oltre quella soglia tentando ciò che in prima battuta non riesce ed appare difficile, lontano, separato da chi sta apprendendo come da un muro. Ci siamo concentrati su come possano essere utili, nell’affrontare e nell’“abbattere” muri di questo genere, la fantasia come capacità di creare nessi tra ciò che c’è e ciò che non c’è; la resilienza come capacità di fronteggiare le difficoltà, gli errori e i tentativi non riusciti; l’empatia come capacità di “sentire con” gli altri, ampliando la sfera del proprio poter conoscere, dire e fare grazie ad una buona cooperazione e comunicazione.  Intenderemo i “muri” in senso letterale e in senso figurato, come emblema dei confini che gli esseri umani tracciano attorno a se stessi, tra individui e gruppi, e come emblema dei limiti che inevitabilmente incontrano in quanto esseri appunto limitati, ma capaci di concepire e desiderosi di conoscere ciò che sta oltre il già noto e il già sperimentato. L’obiettivo è stato e continuerà ad essere quello di trasformare i gruppi di bambine e bambini in esploratori delle proprie possibilità di agire e pensare e dei propri sentimenti – nell’ottica di un’educazione integrata, sentimentale e cognitiva – oltre il contorno consueto del loro sapere dire e del loro saper fare e anche, al tempo stesso, oltre l’assetto e le dinamiche consuete dell’aula. Da un certo punto di vista, si tratta per tutti i soggetti coinvolti – bambini e adulti – di interrogarsi sulla propria “crescita”, cioè, ancora una volta, su cosa significhi tentare di “fare cose più grandi di noi”, sfida a cui i bambini sono chiamati ogni volta che apprendono cose nuove a scuola e nella vita: noi proveremo a farlo rileggendo alcuni classici della letteratura, studiando in modo innovativo la storia e alcune scoperte scientifiche sulla mente umana, interrogandoci sul mondo contemporaneo e ripercorrendo in modo originale la storia dell’arte, gli esercizi del teatro e le domande della filosofia. Tra gli esiti possibili della documentazione futura, l’esperienza del 2014-2015 suggerisce di considerare la realizzazione di un Vocabolario delle emozioni e delle loro conseguenze (con definizioni, paradossi ed esempi illustrati da bambini tra i 6 e gli 11 anni; valutandone la traduzione in inglese), dove le definizioni “classiche” dei dizionari saranno confrontate con quelle dei bambini, distinte per età e dove si distingueranno tanti “muri” che le emozioni possono contribuire ad erigere e ad abbattere [psicologici, sociali/storici ecc.]. Il Vocabolario è immaginato come strumento che contiene esempi di lavoro e come una guida per percorsi di “educazione sentimentale”, offrendo una documentazione ricca sul pensiero dei bambini, utilizzabile in altre scuole (come metodo di lavoro) e da formatori, pedagogisti ecc. come materiale di studio. Considerando la difficoltà dei tempi, diventare punto di riferimento per vivere esperienze creative con gli artisti residenti è un privilegio unico, che vorremmo espandere ben oltre i confini di Castello Pasquini. Già da molti anni collaboriamo con le istituzioni scolastiche, che consideriamo luogo primario di raccordo sociale, ma riteniamo sia giunto il momento di attuare forme di interazione davvero coordinate fra le professionalità della scuola e le altre realtà educative presenti sul territorio, per giungere ad un’offerta formativa strutturata ed integrata. Il progetto peraltro è figlio di un costante dialogo con la comunità, che quest’anno avrà risonanza nazionale con l’organizzazione di attività pensate per l’infanzia e l’adolescenza durante il Festival Inequilibrio. Le relazioni spontanee nate con le famiglie e i bambini sono per noi un grande patrimonio da valorizzare, costruito con cura e dedizione grazie anche agli interventi scolastici e alla collaborazione con le insegnanti. Ci proponiamo inoltre di estendere le proposte culturali nelle biblioteche, nei teatri, nelle scuole di musica, nei laboratori di sperimentazione, elevi il senso creativo e il livello di coscienza sociale. Questa pratica, se condivisa da tavoli tecnici, può lentamente abbattere il confine fra attività laboratoriali scolastiche ed extrascolastiche, favorendo nei bambini il passaggio da un ciclo all’altro.

Sviluppi metodologici rivolti ai genitori:

1) continuare la proposta dei Laboratori per i genitori, molto apprezzati, individuando modalità per accrescerne la partecipazione, seguendo indicazioni e sollecitazioni arrivate dagli stessi genitori. Si pensa, ad esempio, ad organizzare alcuni incontri serali in cui i genitori saranno invitati dai bambini, e in cui il “tema” della serata sarà stato deciso dagli stessi bambini. Questi momenti possono coincidere con i laboratori pubblici degli artisti in residenza a Castello Pasquini.

Sviluppi metodologici sulla visione degli spettacoli a teatro:

2) garantire l’interazione sistematica tra i percorsi proposti alle scuole (e dunque a insegnanti, bambini e genitori) e la programmazione degli spettacoli di Armunia, favorendo il moltiplicarsi dei momenti d’incontro tra gli artisti presenti sul territorio e le scuole.

Sviluppi metodologici sulla formazione degli operatori e degli insegnanti:

3) integrare momenti formativi per operatori scolastici e insegnanti, utilizzando le figure di riferimento individuate da Armunia durante le residenze a Castello Pasquini. Per questo nascerà il gruppo di ricerca L.L.S.

L’aspetto da sviluppare e curare al meglio, seguendo l’impostazione di quest’anno, che si amplierà anche nel prossimo biennio, riguarda sia (1) l’intersezione tra la proposta formativa rivolta alle classi e la proposta di attività con gli artisti in residenza, sia (2) la realizzazione di una documentazione capace di uscire dall’ambito locale.

ARTISTI COINVOLTI: Antonio Panzuto; Manfredi Perego; Renzo Boldrini

 

L’inchiostro Invisibile terza tappa del percorso avviato da Massimiliano Civica nel 2014 sui Classici del teatro, dalle tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide, alle opere di Shakespeare o Moliere, che hanno una caratteristica in comune: sono privi di didascalie e di indicazione per la messinscena.

Dimore D’autunno è un progetto che racconta la pratica delle “residenze”. Nato dal desiderio di condividere con il pubblico del territorio l’esperienza del sostegno artistico che Armunia porta avanti dal 1996, Dimore d’autunno offre uno scorcio sulle attività in corso a Castello Pasquini. Prove aperte, studi o lavori già terminati sono strutturati in un programma informale e aperto al feedback, dove gli artisti e il pubblico si incontrano in modo proficuo, provando a immaginare un pensiero alternativo a quello dominante.  Il rapporto con la storia e l’identità del luogo su cui opera Armunia si è tradotto in azioni che, nel rispetto di una tradizione colta e insieme popolare, sono state capaci di aprirsi al nuovo, alla contemporaneità, con la consapevolezza che la tradizione non è culto della cenere ma memoria del fuoco. Da questa intuizione si è sviluppata l’idea del Castello come “dimora creativa” per gli artisti: un luogo di ricerca, di produzione, di condivisione e di intercultura, dove, coreografi, registi, danzatori e attori possano trovare le condizioni per dar vita alle loro opere e confrontarsi col territorio, così come Villa Martelli, sulle cui fondamenta è stato costruito Castello Pasquini, lo fu per i Macchiaioli nell’800.  Pensate fuori dalla logica del tempo e della pratica produttiva, le residenze artistiche ospitate da Armunia sono attive tutto l’anno e Dimore d’autunno ne racconta la tappa intermedia quella che si estende fra settembre e dicembre.

Altra iniziativa unica è il Laboratorio Permanente di Ricerca sull’Arte dell’Attore che dal 2015 ha la sua sede stabile ad Armunia. Voluto e coordinato da Claudio Morganti, che ha chiamato a partecipare una ventina di teatranti italiani (attori professionisti, storici e critici del teatro, scenografi e drammaturghi) per aprire riflessioni sulla contemporaneità.

Continuerà il progetto pluriennale attraversamenti smarriti della compagnia Nerval teatro di Maurizio Lupinelli e Elisa Pol, il prezioso lavoro artistico e sociale con il gruppo di attori e attrici disabili della Nuovo Futuro.

Al fine di dare maggiore pregnanza e memoria di tutto questo progetto, in particolare ai seminari, ai laboratori, al progetto scuola particolarmente innovativo nelle idee, nel metodo e nella pratica applicazione, abbiamo avviato una collana editoriale in collaborazione con la editrice ets dell’Università di Pisa.

 

Il Festival Inequilibrio

Il Festival Multidisciplinare Inequilibrio si rinnova come ogni anno. Giunto alla diciannovesima edizione pensa a come trasformarsi e diventare sempre più uno spazio pubblico dove l’arte trova espressione. In un quadro generale che tende alla sottrazione per mancanza di risorse, una struttura periferica come Armunia a Castiglioncello, cerca di rilanciare costantemente, convinta che favorire la cultura sia l’unico strumento necessario alla crescita di un territorio. Ed è per questo che anche il festival 2016 può dire di fondare le sue radici nel lento lavoro di disseminazione artistica e progettuale nato intorno ai cittadini nel corso degli anni, grazie alle residenze creative.

Il Festival che trova in questa pratica il suo humus vitale, accade tutti gli anni. Ed è un’opportunità per vedere, partecipare e vivere, la bellezza costruita secondo una minuziosa ricerca di equilibri in bilico fra desideri, possibilità e intuizioni. Noi ci proviamo, consapevoli della responsabilità ricevuta, in controtendenza rispetto alle mode. In questi anni il festival si è trasformato, cercando sempre di mantenere un’idea e una pratica artistica attenta alla qualità prima che alla quantità, nel farlo si è costantemente messo in ascolto dei cittadini e degli artisti, diventando in modo atipico un servizio pubblico basato su un progetto culturale e sociale. Circa ottante repliche fra danza musica e teatro abiteranno il parco e le zone circostanti per entrare in relazione con più realtà possibili. Non solo Castello Pasquini ma anche sale alternative a Vada e a Rosignano Marittimo diventeranno luoghi di laboratorio e performance, dove il pubblico potrà partecipare e respirare l’atmosfera del festival oltre i confini di Castiglioncello. Le passeggiate sonore curate da Francesca Della Monica, i laboratori di Quotidiana.com, I site specific di Silvia Gribaudi per il progetto Dov’è Adamo; le Metamorfosi di Fortebraccio Teatro, pensate come lo scorso anno dentro la cornice del Parco del Castello, saranno i momenti salienti che renderanno esplicito il lavoro di sedimentazione pubblica dei percorsi realizzati sotto il grande titolo Rigenerazioni Eccentriche. Ed è proprio nella prospettiva della Rigenerazione che quest’anno il festival ci impone di pensare al futuro con lucidità lungimirante rispetto a quanto realizzato, terminato o ancora in divenire. La scelta di usare luoghi d’incontro, biblioteche, palestre, associazioni, sale ricreative, non solo come ambiti performativi ma come veri e proprio spazi da abitare, saranno la dimensione dove porteremo parte del progetto. Un percorso in espansione, che dal festival fa migrare attori, danzatori, musicisti creando nuovi incontri, passaggi e costanti trasversalità. Gli artisti ospiti di quest’anno sono: Silvia Gribaudi, C&C di Chiara Taviani e Carlo Massari, Daniele Albanese; Manfredi Perego; Alessandra Cristiani; Giovanni Leonarduzzi; Francesco Colaleo; Simona Bertozzi; Enzo Cosimi; Idan Sharabi; Liat Waysbort; Compagnia Abbondanza Bertoni, Fortebraccio Teatro di Roberto Latini; Massimiliano Civica; Sacchi di Sabbia; Francesca Della Monica; Gian Mario Conti; Compagnia Ventriglia-Garbuggino; Compagnia Quotidiana.com di Roberto Scappin e Paola Vannoni; Roberto Rustioni, Compagnia Gogmagog; Luca Scarlini; Nerval Teatro di Maurizio Lupinelli e Elisa Pol; Oscar De Summa; Lucia Calamaro; Compagnia Astorri Tintinelli; Compagnia gli Omini; Compagnia Tohn-gu; Valentina Capone e Andrea Cosentino; Compagnia Teatrino Giullare; Silvia Franco; Compagnia Kataclisma Teatro di Elvira Frosini e Daniele Timpagno; Claudio Morganti; Tamara Bartolini e Michele Baronio, compagnia Guinea Pigs.

Ed è nella logica della trasversalità che il Festival Inequilibrio oltre al Convegno con Crediti Formativi sul Giornalismo Culturale, realizzato in collaborazione con la Commissione Cultura dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, rinnoverà l’appuntamento con il Premio Lo Straniero, che prende il nome dal mensile di arte, cultura, scienza e società diretto da Goffredo Fofi, già ospitato lo scorso anno. Il premio nei suoi incontri pubblici vedrà la presenza di tanti uomini e donne della cultura e dell’arte italiana. A Castello Pasquini inoltre sarà ospitato inaugurata nel corso del Festival la mostra Paesaggi Aritmici di Gian Mario Conti, legata all’esperienza d’ascolto curata da Francesca Della Monica.

 

 

Progetto Editoriale: al fine di dare maggiore pregnanza e memoria di tutto questo progetto, in particolare ai seminari, ai laboratori, al progetto scuola particolarmente innovativo nelle idee, nel metodo e nella pratica applicazione, abbiamo avviato una collana editoriale in collaborazione con la editrice ets. dell’Università di Pisa. In pratica intendiamo realizzare un piano di pubblicazioni articolato nel prossimo triennio, a partire dal 2016, 2017, 2018.

  • Gli obiettivi

L’esperienza ormai ventennale di Armunia come centro teatrale e culturale ci stimola a costruire un percorso di pubblicazioni che rendano intellegibile gli elementi particolarmente innovativi del progetto di Armunia, facendo riferimento in particolar modo alle residenze artistiche. Le residenze come pratica di sostegno attivo agli artisti e al contempo come processi virtuosi di disseminazione e radicamento di pratiche e linguaggi artistici e culturali all’interno della comunità di riferimento. Vogliamo fare in modo che queste esperienze non solo non vadano perdute ma siano materiale e documentazione utile per il futuro.

Il progetto di Armunia è costituito da tanti processi e si configura come produttore di pensiero critico, di ricostruzione di un tessuto sociale, di disseminazione di curiosità intellettuale e artistiche tra la popolazione, di partecipazione attiva dei cittadini alle iniziative che nel farsi del progetto sono state attuate, di approfondimenti di tematiche e di pratiche innovative anche nel cogliere le opportunità che si presentano con le residenze artistiche.

Il progetto di Armunia è un progetto di arte pubblica che vuole incidere sul dibattito pubblico e contribuire alla incentivazione di una lettura critica e autonoma della società e del mondo in cui siamo immersi.

Le pubblicazioni che intendiamo realizzare sono, nei nostri intenti, un fondamentale tassello del consolidamento del progetto, di costruzione di una memoria, di documentazione utile per lo studio futuro e l’approfondimento di una esperienza originale nel panorama culturale italiano.

Non si tratta quindi di pubblicazioni su esperienze prettamente teatrali ma che dal terreno fecondo del teatro sono germogliate dando frutti in molti campi del sapere e della cultura, del sociale e della politica come esperienza di vita civica.

  • Tematiche e progetti attualmente individuate

Progetto “Tempo: 10 variazioni sul tema”. Materiali relativi ai primi cinque incontri seminariali tenuti da ottobre 2015 ad aprile 2016. 

Progetto “Tempo: 10 variazioni sul tema”. Materiali relativi ai secondi cinque incontri che si terranno da novembre 2016 ad aprile 2017.

Progetto scuola “Fare cose più grandi di noi”. Interventi di artisti e operatori in un progetto particolarmente innovativo per quanto riguarda le pratiche di arte e scuola.

Progetto “Attraversamenti”. Un percorso pluriennale di arte del teatro con gruppo di artisti di una cooperativa sociale di disabili e operatori sociali realizzato dalla compagnia Nerval teatro di Maurizio Lupinelli e Elisa Pol.

Progetto “La città futura/Paesaggi sonori”. Un progetto di arte pubblica caratterizzato dalla lettura della città da parte dei cittadini in particolare della fascia di età compresa tra i 14 e 20 anni circa, realizzato con un gruppo di artisti visivi, attori, esperi musicali e del suono.

Progetto “dov’è Adamo/over 60”. Un progetto realizzato con la coreografa e danzatrice Silvia Gribaudi rivolto a donne over size e over 60.

“Profili del ‘900”. Un viaggio tra la vita e il pensiero di alcune figure di intellettuali e artisti del secolo scorso.

 

 

Condividi con gli amici

Potrebbero interessarti

immagine-4-1170×500

SpostaMenti

SpostaMenti è un progetto che, grazie all’innovazione del Bando Cultura promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, mette in rete da giugno a settembre una serie di attività lungo tutto il territorio della Val di Cecina. I tre raggruppamenti che si coordineranno nell’organizzazione e nella promozione dei vari eventi sono: Officine...

Castello_Pasquini_senza_tenso_PL

LE RESIDENZE ARTISTICHE SOSTENUTE DAL COMUNE TRA LE ECCELLENZE REGIONALI

COMUNICATO STAMPA LE RESIDENZE ARTISTICHE SOSTENUTE DAL COMUNE TRA LE ECCELLENZE REGIONALI Una realtà unica per la Toscana, una rete di produzione culturale e di crescita per il pubblico. Così si presentano le residenze artistiche sul territorio regionale: ventitré in tutto, diciotto singole e cinque multiple, animate da trentatré...