29 Aprile 2019

Francesca Sarteanesi e Luisa Bosi: dialogo alle origini di un testo teatrale.

intervista di Benedetta Pratelli

Sarteanesi Bosi - foto di Antonio Ficai

Francesca Sarteanesi e Luisa Bosi da anni fanno parte del mondo del teatro, la prima con la compagnia pistoiese Gli Omini, la seconda con la compagnia fiorentina Murmuris. Insieme hanno deciso di intraprendere un nuovo percorso che le porterà alla messa in scena dello spettacolo Bella bestia, nato dall’esigenza delle due artiste di confrontarsi a partire da vicende autobiografiche. Le abbiamo incontrare in residenza ad Armunia, alle prese con la prima vera e propria stesura del copione.

Francesca Sarteanesi: È tanti anni che aspettiamo di fare uno spettacolo insieme e a un certo punto è arrivata l’occasione, abbiamo deciso di fermarci e raccontare tutto ciò che avevamo intorno. 

Luisa Bosi: La nostra amicizia è nata prima al livello professionale e poi si è sviluppata al livello umano.
Il 2018 è stato un anno cruciale per noi. Questo é un progetto che facciamo al di fuori delle nostre compagnie di provenienza, quindi abbiamo dovuto fare in modo che si creassero tutte le contingenze necessarie perché fosse possibile: la produzione è in questo caso affidata all’aretina Officine della Cultura.

Sarteanesi Bosi - foto di Antonio Ficai Francesca Sarteanesi: Tanto più che questo è un progetto che nasce proprio fuori dal percorso standard di una compagnia, che solitamente ha bisogno di produrre. Avevamo bisogno di fermarci e capire cosa era successo in questo anno. Il nostro lavoro ti costringe spesso a  fermarti e guardare cosa succede fuori; a questo giro invece ci siamo volute fermare per capire cosa stava succedendo dentro, in relazione poi al mondo. Abbiamo quindi preso due fatti cruciali, due punti importanti: l’arrivo di una cosa inaspettata, un inciampo molto grosso al livello fisico, che ha a che fare con la salute, e l’arrivo di una inaspettata ossessione, di un qualcosa di piccolo che diventa enorme, legato più alla dimensione mentale, al trasformare e confondere una piccola cosa con una grandissima. 

Luisa Bosi: Come tutti i punti di partenza questi input sono poi la cosa meno importante. Nel testo ovviamente ce n’è ampia traccia ma il materiale su cui noi abbiamo lavorato si è diretto verso domande, che hanno a che fare tendenzialmente con un fatto: il dolore e la decisione di non volerne più uscire. Che cosa ti dà il dolore?

Sarteanesi Bosi - foto di Antonio Ficai Qual è stato quindi il vostro approccio al lavoro?

Luisa Bosi: Tutto è iniziato con Francesca che mi poneva delle domande a cui era difficilissimo rispondere senza fare esempi precisi. Abbiamo quindi collezionato materiale e a un certo punto il testo è diventato davvero uno di quei file condivisi online, in cui scrivevamo contemporaneamente le battute. Ci davamo appuntamento a una certa ora e scrivevamo a distanza.

Francesca Sarteanesi: Questa residenza ad Armunia è la prima che facciamo per questo lavoro. Qui abbiamo avuto la possibilità di dar luce davvero al testo, che è stato spogliato, arricchito, cambiato… Di fatto è un dialogo con il quale cerchiamo di fronteggiare la “bella bestia”, protagonista indiscussa. 
Per adesso stiamo cercando di capire se tutto quello che è scritto torna, prima durante e dopo.
Ora lasceremo sedimentare tutto questo lavoro fatto per prenderci un tempo in cui cominciare a immaginarci temperature e atmosfere.

Luisa Bosi: Rispetto al testo sento la necessità ossessiva di chiedermi ogni volta che lo rileggo, ogni volta che aggiungo qualcosa, se ciò di cui parlo è un problema mio o è un problema di tutti. Cioè se quello che sto dicendo avrà una risonanza in chi lo ascolterà. Questa è una domanda che, penso, un attore e un artista si faccia sempre, ma quando in più il testo è scritto partendo da un avvenimento biografico, il dubbio della pretestuosità è maggiore.

Vi eravate già confrontate con altri prima della residenza?

Sarteanesi Bosi - foto di Antonio Ficai Francesca Sarteanesi: Abbiamo fatto letture a varie persone e il confronto serve più che altro a noi. Le informazioni che arrivano da fuori sono sempre diverse e necessitano di filtri. Questa è la fase più bella del lavoro, ma anche la più difficile: decidere, scegliere in che direzione far andare il copione. Serve una lunga riflessione.

Debutterete a Inequilibrio 22, in che spazio?

Luisa Bosi: Debutteremo al terzo piano, scelta non casuale. Lo spazio dell’auditorium è infatti inedito per entrambe. E, rinunciando consapevolmente alle tipiche atmosfere delle stanze affrescate del Castello Pasquini, abbiamo optato fin dall’inizio per uno spazio neutro.

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