30 Giugno 2019

Lia Morandini: i costumi di scena come seconda pelle

Intervista di Gianluca Grimaldi

Lia Morandini - La Commedia della Fine del Mondo - Inequilibrio22 - Daniele Laorenza_Lia Morandini è una costumista dalla vastissima esperienza, nella sua lunga carriera ha collaborato con alcuni dei nomi più importanti del cinema italiano, cimentandosi nell’ideazione e nella creazione di costumi di ogni tipo. Il suo ultimo lavoro: i costumi per “LA FINE DEL MONDO – Commedia per dinosauri, spettacolo presentato da Giuliano Scabia alla 22° edizione del Festival Inequilibrio. Spettacoli, film, performance si compongono di tanti dettagli, elementi che contribuiscono a caratterizzare il personaggio, scandire la trama, coinvolgere lo spettatore.
I costumi sono un tassello fondamentale nell’ampio mosaico della performance artistica e Lia Morandini lo sa bene. 

Lia Morandini - La Commedia della Fine del Mondo - Inequilibrio22 - Daniele Laorenza_Lei ha ideato i costumi per lo spettacolo di Giuliano Scabia, i cui protagonisti sono dinosauri. Qual è la difficoltà nell’ideare, per persone, costumi da animali?
LIA: Quando Giuliano Scabia mi ha chiesto di collaborare con lui, sono stata entusiasta perché è un grande poeta. Tutte le cose che lui fa non hanno un unico senso: non si parla solo di animali o dinosauri, ma di caratteri, di stati d’animo.
Per me il lavoro di costumista consiste nel trovare un segno giusto: spesso parto da un dettaglio, una sciarpa, una calza e poi costruisco il personaggio. Importante, tuttavia, è arrivare sempre a un discorso di sintesi: il lavoro di sintesi, nel cinema come nel teatro, è fondamentale per l’impatto emotivo. Poi ovviamente sono andata a vedermi tutte le immagini dei dinosauri rappresentati nella mitologia, nei film, nei cartoni animati. Inoltre i personaggi della Commedia sono dei caratteri e quindi ho dovuto trovare per ogni dinosauro un impatto immediato che parta magari dal cuore e poi arrivi alla coda.

Lia Morandini - La Commedia della Fine del Mondo - Inequilibrio22 - Daniele Laorenza_Qual è stato il costume più difficile da realizzare?
LIA: Probabilmente quello del Topetto. Nel mondo fantastico dei dinosauri ci sono tante varietà: chi ha le ali, chi la coda. Per il meteorite invece la difficoltà è stata più che altro trovare il tessuto adatto.
Mentre per il Topetto, personaggio destinato poi a diventare l’essere umano, il discorso è stato più complesso.

Qual è il suo rito, se ne ha uno, di ideazione e creazione?
LIA: Non ho mai una regola. In questo sono poco razionale, mi lascio andare alle sensazioni. Per esempio quando devo creare costumi per un film,  comincio a pensare a un personaggio, poi giro per le strade e mi lascio prendere dalle sensazioni. E’ come se ci fosse un lavoro subliminale interno. In questo caso il discorso è stato po’ diverso. Ma anche qui non c’è un lavoro propriamente razionale.

La Commedia della Fine del Mondo - Inequilibrio22 - Daniele LaorenzaLei ha lavorato sia per il teatro sia per il cinema sia per la televisione. A livello lavorativo ci sono delle differenze?
LIA: Assolutamente sì. Io ho lavorato soprattutto per il cinema. Ho fatto poco teatro: non perché lo abbia rifiutato a prescindere, ma semplicemente perché sono strade che si prendono.
Diciamo che da alcuni anni il cinema, soprattutto in Italia, ha poco spazio per i costumisti: ci sono meno soldi ed è cambiato il modo di lavorare.
Se nel cinema, nel momento in cui costruisci un personaggio, questi ha tante scene e quindi ha un percorso, una storia, dove comunque il lavoro delle sintesi è importante e devi avere la capacità di fare delle scelte, nel teatro il lavoro della sintesi è ancora più grosso.

Lei ha lavorato con grandissimi registi come Monicelli, Moretti, Bellocchio, Argento. Cosa comporta lavorare con registi celebri anche per la loro forte personalità?
LIA: Ogni film ha una storia diversa. Ci si incontra con personalità diverse: non sono solo con registi, ma anche con attori. Col regista nasce un rapporto, un’idea che poi devi portare sul piano degli attori. In questo lavoro hai a che fare con la modifica dell’immagine di una persona, ragion per cui è importante saperci fare. Una cosa che dico sempre, per tutti gli ambiti, è che bisogna conoscere anche un po’ di psicologia. Io mi sento al servizio di un regista, nel senso che metto la mia conoscenza al servizio di un regista: il fine è far nascere un feeling, perché se questo non nasce è molto difficile costruire.

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