3 Luglio 2019

Ilaria Drago e la rivoluzione poetica di Simone Weil

Intervista di Elena Pancioli

“TRASFORMARE IL PENSIERO IN AZIONE”
(Simone Weil)

Ilaria Drago - Inequilibrio 22 - foto di Antonio Ficai Dopo “Antigone” presentata nella scorsa edizione del Festival Inequilibrio, per la 22° edizione, Ilaria Drago porta in scena un’altra figura femminile che si impone nella nostra realtà, grazie alla sua grande sensibilità ed empatia, per risvegliare le nostre coscienze silenziose e addormentate. Attraverso un linguaggio figurativo e una musica evocativa, come una lettera di un’amica, Simone Weil, filosofa e letterata francese del primo ‘900, arriva all’anima e al cuore.

Com’è nato questo progetto?
Ilaria: Il progetto nasce dalla suggestione che mi ha dato una drammaturga, Ombretta De Biase, che voleva fare questo lavoro su Simone Weil e anni fa mi chiese di farlo insieme. Io non la conoscevo così approfonditamente come pensatrice e così ho iniziato a leggerla, a studiarla e poi ho chiesto se potevo farlo da sola il lavoro, perché avevo bisogno di attraversarla in solitaria e Ombretta ha accettato, capendo la mia esigenza. Ciò che premeva ad entrambe era l’urgenza di riportare alla memoria la storia della Weil.

Ilaria Drago - Inequilibrio 22 - foto di Antonio Ficai Così ho iniziato uno studio di quattro mesi solo su Simone, tanto che l’ho anche sognata a parlare con me seduta a un tavolino di un Caffè. Per me è stata una vera folgorazione, perché lei riesce attraverso la decodificazione lucida e profondissima della realtà a spogliarti fino a farti trovare incredibilmente una sorta di spiritualità, una realtà che ritorna magicamente nel nostro presente e nella nostra coscienza. 

Che posto ricopre Simone Weil nella tua ricerca sul femminile?
Ilaria: È stato veramente molto importante. Si inserisce nel filo del mio lavoro sul femminile, dove urge una super presenza soprattutto per uscire dagli stereotipi, dai clichès e da tanta violenza, non solo fisica ma anche verbale, di una società costruita su basi patriarcali che ci impone una sorta di sottomissione in ogni senso. Sei sempre un po’ meno fino ad essere dimenticata. Io Simone Weil a scuola non l’ho studiata, ho studiato i filosofi maschi. Nel mio discorso sul femminile, lei ci si inserisce molto bene ma allarga la visione sull’essere umano. 

Ilaria Drago - Inequilibrio 22 - foto di Antonio Ficai Perché concerto poetico? Che ruolo ha la poesia nel tuo lavoro?
Ilaria: Lo chiamo concerto poetico perché il mio linguaggio nel teatro e in tutta la mia forma di espressione teatrale è poetico, che parla per immagini, quindi non un linguaggio del quotidiano. Tutto questo per svelare, in realtà, qualcosa di molto più profondo.
“Poetico” perché lei, essendo stata una filosofa e letterata, è molto impegnativa, per questo il linguaggio poetico ed emozionale, per me, è un modo per avvicinare tutti a lei e lei a tutti. Concerto anche perché c’è stato un grande lavoro sulla musica che accompagna le parole.
Simone Weil, anche se è morta molto giovane, ha scritto un’infinità di cose e mi ha attraversata. E in realtà attraversa anche la nostra contemporaneità.

Ilaria Drago - Inequilibrio 22 - foto di Antonio Ficai Nell’opera, che si presenta come una “lettera unitaria” della Weil al mondo, affronti varie tematiche, come il lavoro, la Chiesa, la guerra e infine l’amore, quindi ti chiedo, che tipo di studio c’è stato sulle musiche, insieme a Marco Guidi? E sul gesto e sulla voce che mutano ad ogni momento poetico?
Ilaria: C’è stata una grande ricerca sulle musiche, per esempio, parlando della fabbrica, c’è stata uno studio sui lavoratori, sui suoni della stessa fabbrica, sui macchinari e anche sulle modalità del parlare che andavano di pari passo.
Il messaggio diventa poi unitario. Ugualmente nella parte della guerra, la musica e i suoni sono quelli di una guerra ma che poi si uniscono ai canti di bambini ebrei. Il tutto è molto evocativo.
C’è una parte che ho scritto sulla guerra che è molto poetica e contemporanea dopo che ho visto un servizio su una donna che ha perduto tutti i suoi famigliari a causa delle “meravigliose bombe intelligenti”, che hanno bombardato il bunker dove stava la sua famiglia uccidendo tutti. Nell’intervista, questa donna, faceva vedere le macerie e diceva: “Qui ho trovato un pezzo di mio figlio. Qui quello di mio marito…”. Mi ha toccato molto. Quindi ho deciso, anche grazie e Simone, di portare il suo messaggio nella contemporaneità, perché, in fondo, quando tocchi delle cose universali non c’è più una connotazione temporale. La guerra la vediamo purtroppo tutti i giorni, qui, adesso. Simone spiega le dinamiche del silenzio ipocrita, molto bene.

Ilaria Drago - Inequilibrio 22 - foto di Antonio Ficai L’ultima parte mette l’accento sull’amore ed è in francese, perché questa scelta?
Ilaria: In realtà la poesia di George Herbert, che Simone Weil recitava spesso nella sua mente, soprattutto quando lavorava in fabbrica, colpita da forti mal di testa, è in inglese. Nei sui scritti ci dice che l’aiutava a sopportare quel dolore; parla dell’amore e del prendere dentro di sé l’amore e farsi, noi medesimi, amore. Così ho pensato che fosse un bellissimo tributo finire questo “concerto- poetico” con questa poesia, ma in francese, perché lei era francese.

Cosa speri che risvegli negli spettatori il tuo concerto poetico e la stessa presenza di Simone Weil?
Ilaria: Quando si legge e si ascolta sembra che sia ancora viva. Purtroppo quando parla è sempre più presente, mi son domandata tante volte come starebbe lei oggi. Quello che spero possa svegliare è la coscienza. L’attenzione verso l’altro è uno dei punti fondamentali da risvegliare, che poi è un’attenzione verso sé stessi, perché l’altro siamo noi. Nel momento in cui sono davanti a un’altra persona e la vedo come una parte di me, è difficile che io attui una violenza. La concezione stessa di comunità si basa su questo principio. È il momento di risvegliare la coscienza perché siamo in un momento veramente drammatico dove siamo sempre più addormentati e questo fa sì che ci manipolino molto facilmente. In Simone Weil c’è tutto questo. La solitudine e la paura che ci rende vulnerabili. Oggi si discute sempre di più, per avere ragione oppure per il bene comune: nel primo caso non vince nessuno, nel secondo caso forse si può trovare una soluzione. Simone Weil parlando della guerra dice che non è una calamità naturale ma è solo una cosa da risolvere. Il problema nasce quando io creo dei miti e delle illusioni, allora si può arrivare ad uccidere l’altro in nome di questi falsi miti.

Ilaria Drago - Inequilibrio 22 - foto di Antonio Ficai L’anno scorso, al Festival, hai presentato “Antigone”. È importante per te ritornare a Inequinilbrio? Pensi che il Festival in sé dia un valore in più allo spettacolo?
Ilaria: Amo questo Festival perché qui ho trovato davvero l’ascolto e l’attenzione, cosa sempre più rara, qui sento famiglia e rispetto. In questo modo lavori non solo per te stesso e per il tuo progetto ma ti inserisci in qualcosa di più grande e comune. Credo fortissimamente a un atto rivoluzionario possibile, tutti uniti. Ovviamente bisogna sempre partire da sé stessi. In questo contesto Simone ci sta molto bene. Avere un festival che ti da questa opportunità è una risorsa importantissima da preservare.

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