7 Luglio 2019

Luce e tristezza: Glitter in my tears, la nuova visione di Enzo Cosimi

Intervista di Roberto Berti

Enzo Cosimi ha portato in scena al Festival Inequilibrio 2019 “Glitter in my tears – Agamennone”
Questo spettacolo non costituisce narrazioni, ma racconti astratti dove l’eroe, ormai sfaldato, rotto, si staglia in un paesaggio astratto e rarefatto in relazione a una esperienza percettiva di corpi. Visioni intime ed esistenziali attraversano pratiche del mondo contemporaneo focalizzando le tre figure principi della tragedia: Clitennestra, Agamennone ed Egisto.
La scrittura coreografica concretizza una partitura poetica tessendo corpo e parola come un’unica architettura.

Enzo Cosimi è uno dei coreografi più importanti della danza contemporanea italiana. Esordisce negli anni Ottanta con uno spettacolo rivoluzionario, Calore, e da allora firma lavori presentati nei maggiori teatri e festival internazionali. Le sue creazioni vedono collaborazioni importanti, tra cui quella con Fabrizio Plessi, Luigi Veronesi, Miuccia Prada, Daniela Dal Cin, Aldo Busi, ecc.

La lacrima è uno strumento, un mezzo.
Mi piace fare un lavoro che passi attraverso la pancia e poi arrivi alla testa.

Enzo Cosimi

Enzo Cosimi - Inequilibrio 22 - foto di Antonio Ficai Lo spettacolo è tratto dalla tragedia Orestea di Eschilo e in particolare dalla prima parte, Agamennone, ma di cosa parla questo nuovo lavoro e qual è il filo conduttore?
Enzo: Una piccola premessa, io già 15 anni fa per un decennio mi sono dedicato alla figura dell’eroe, non partendo da testi ma indagando il gesto eroico. Dopo tanti anni ho ripreso a lavorare sullo stesso tema ma con un altro sguardo. Quindi se prima vivevo l’eroe con una certa prospettiva mentale e fisica, oggi quello stesso eroe si è “rotto”. Il mito ha delle verità sospese e in questo lavoro i personaggi sono risucchiati in una spirale di desiderio, di sesso e morte. Da anni, da sempre, lavoro sul sesso e sulla sessualità e in “Glitter in my tears” considero questo elemento come emblema del potere. In particolare i personaggi vengono plasmati attraverso dei moduli teorici di pratiche sadomasochistiche, queste ultime viste appunto come emblema del potere. Quindi riscrivo il mito e nel farlo si aprono modalità narrative nuove per me, ma anche rispetto alla narrazione della vicenda in sé. Cerco di creare un rapporto di osmosi tra la vita reale dei performer mettendola a confronto con il testo di Eschilo e non solo.
La cosa più interessante in questo lavoro è stata la scrittura del testo elaborato insieme agli interpreti analizzando diverse fonti: riflessioni intime di loro stessi e testi della poetessa Giulia Roncati. Inoltre ho fatto una ricerca su saggi e riflessioni sulla pratica sadomasochistica; ne è uscito un testo che mi ha dato molte soddisfazioni e che rappresenta un percorso nuovo del mio lavoro, nel senso che è diventato un punto centrale della scrittura. Ho cercato di creare una partitura poetica tra corpo e parola.
Sento che è una nuova fase, inedita, del mio percorso artistico.

Enzo Cosimi - Inequilibrio 22 - foto di Antonio Ficai Parli di “personaggi”...
Enzo: …personaggi e persone. Ho bisogno di entrare molto nel personale con gli interpreti. Anche in uno spettacolo precedente, Estasi, avevo fatto questo tipo di percorso.

Come hai affrontato questa trasposizione tra personaggi mitologici e contemporanei? 
Enzo: Mah, sai, i temi della tragedia sono temi universali. C’erano allora e ci sono adesso. Il tema della vendetta ad esempio, anche se con vesti diverse, esisteva prima, esiste oggi e continuerà ad esistere in futuro.

Affronti spesso la tematica del sesso, puoi dirci qualcosa di questa tua scelta?
Enzo: C’è da dire che questa scelta è qualcosa che ancora pago dopo trent’anni. In questo paese trattare tematiche di questo tipo crea ansie. A me non interessa, nel senso che voglio fare le cose che mi danno felicità, che mi creano aperture mentali interessanti. In un modo o nell’altro con il sesso puoi percepire la temperatura della società. È stata dunque per me una componente molto importante. Come emblema del potere, ma anche di molto altro, del costume, ecc. Ad esempio riprendendo il mio primo lavoro, Calore, ho notato che molte cose sono cambiate da allora, il costume della società cambia e il sesso è un indicatore prezioso per capire dove stiamo andando.

Enzo Cosimi - Inequilibrio 22 - foto di Antonio Ficai Come è cambiata la tua visione della danza e della ricezione che i tuoi lavori hanno presso il pubblico e la critica?
Enzo: Guarda, io non credo di essere cambiato. Ho iniziato a lavorare con Calore con performer non professionisti e questa cosa è stata ormai sdoganata. All’epoca il mondo della danza non riconosceva come danza questa mia scelta, non riusciva a leggere la scrittura coreografica. Anche se con mezzi e con modalità diverse, mantengo lo stesso stato mentale. Ho lavorato per la cerimonia delle Olimpiadi con Roberto Bolle, in un recente progetto ho coinvolto venti homeless, nell’ultimo lavoro ho collaborato con un trans uomo.
Lo stato mentale è lo stesso, quello che cambia è il mezzo. Io creo soprattutto per il mio piacere personale, quindi devo prima essere soddisfatto io. Poi se al pubblico il mio lavoro piace ne sono ben contento, ma non riesco a lavorare in relazione al pubblico. Lavoro per me stesso anche se cerco naturalmente di portare in scena dei temi condivisibili.

Enzo Cosimi - Inequilibrio 22 - foto di Antonio Ficai Come mai la scelta del titolo, “Glitter in my tears”?
Enzo: Perché trovavo che desse una percezione tragica, ma nello stesso tempo anche luminosa. Rappresenta un mondo che mi appartiene. Nel mio lavoro c’è molto “alto” e molto “basso” (anche se il mio intento è “citare” il basso) e quindi il luccichio del glitter e le lacrime sono elementi che mi rappresentano. Credo di essere profondamente romantico, ma in una modalità “dark”. La lacrima è uno strumento, un mezzo. Mi piace fare un lavoro che passi attraverso la pancia e poi arrivi alla testa. Penso che il titolo sia molto pertinente e rappresentativo di questo lavoro.

C’è una domanda che non ti è mai stata fatta e a cui tu invece avresti tanto voluto rispondere?
Enzo: In realtà a me non piacciono molto le domande sui miei lavori. Può succedere che dopo dieci anni dalla realizzazione di uno di essi io ne stia ancora scoprendo qualcosa. Per cui diventa difficile dare delle risposte definitive. Io le domande vorrei cancellarle tutte (ride).
Credo che l’artista non debba spiegare nulla. I lavori non devono essere capiti, devono essere sentiti. Il contemporaneo non dice cose già dette, è come entrare in una stanza buia e percepire qualcosa che non vedi.
Il contemporaneo non deve vivere il presente, deve essere inattuale. Se è attuale è già passato. Certe volte neanche io so su cosa sto lavorando poiché lavoro su immagini, su visioni. Si lavora sull’irrazionale. Per questo io stesso scopro cose nuove dei miei stessi spettacoli dopo anni.
Mi serve uno spettatore attivo. Io fornisco un’impalcatura poi tu dello spettacolo puoi pensare quello che vuoi.
Il pubblico deve essere guidato verso il contemporaneo.

Enzo Cosimi - Inequilibrio 22 - foto di Antonio Ficai Tutto questo richiederebbe anche una certa educazione alla visione per gli spettatori
Enzo: Purtroppo in questo paese c’è ancora paura. In altri paesi lavori come i miei viaggiano anche in piccoli teatri. Qui invece devono essere inseriti in alcune situazioni specifiche e solo in alcuni teatri. Secondo me è una cazzata perché il pubblico è più avanti rispetto a quello che si pensa normalmente.

Vuoi dire che in altri paesi è più facile?
Enzo: Innanzitutto il nostro è un paese che non ha mai puntato sulla cultura del contemporaneo, un po’ a causa del nostro grande patrimonio che per essere preservato richiede grandi finanziamenti, un po’ per un discorso culturale. Se guardi il nostro FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) questo rappresenta una piccola percentuale di ciò che in altri paesi stanziano per lo stesso settore. Solo di recente sono nate novità come le residenze e i bandi che comunque sono destinati a collassare (i bandi, n.d.r.). C’è un certo malcontento in proposito nell’ambiente. Ci si trova a lavorare non per un’esigenza creativa, ma in funzione di bandi o di progetti, mentre la mia generazione ha iniziato a fare spettacoli per pura necessità artistica. Questa comunque è una condizione generale che è presente anche all’estero. 
Nel nostro paese si dice spesso che si vuole modernizzare strutturalmente, ma poi in fondo, alla fine resta sempre la “ruggine”.

Enzo Cosimi - Inequilibrio 22 - foto di Antonio Ficai

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