13 Agosto 2019

Giovanna Velardi: un dialogo ancora aperto tra la danza e il teatro

Intervista di Elena Pancioli

In residenza ad Armunia abbiamo incontrato Giovanna Velardi, ballerina, coreografa, insegnante e fondatrice della Compagnia Giovanna Velardi e i suoi collaboratori, che con questo nuovo progetto I broke the ice and saw the eclipse ci parlano dell’origine del lavoro e dello sviluppo del processo creativo, a più “mani”, ricercando e riflettendo su verità teatrali ed esistenziali che attraverso l’ascolto diventano poi “verità del corpo”.

Artisti: Giovanna Velardi, Silvia Oteri, Luciano Colavero, Andrea Milano, Matteo Finamore e Angelo Scurella.

Giovanna Velardi - Armunia - Foto di Daniele Laorenza Giovanna: È un progetto della Compagnia Teatri di Vetro con la direzione artistica di Roberta Nicolai, drammaturga e regista. Un progetto sulle “trasmissioni”: come un coreografo trasmette il suo lavoro e le sue conoscenze. Da qui è nata anche la voglia di approfondire il lavoro e il processo di creazione. I tre drammaturghi, Luciano Colavero, Andrea Milano e Matteo Finamore mi affiancano in questo nuovo processo creativo.
Silvia Oteri è una delle ballerine della Compagnia Giavanna Velardi e siamo qua a mettere insieme tanti pezzi.
Con loro stiamo lavorando su questo progetto che si chiama in maniera provvisoria I broke the ice and saw the eclipse (Ho rotto il ghiaccio e ho scoperto l’eclissi) ed è nato da una sfida del musicista e compositore, non presente qui, Angelo Scurella, che mi ha sfidato in un duo. Insieme a lui abbiamo debuttato a maggio in un gioco sul metodo della trasmissione del linguaggio, sulla base di una canzone e sul mio metodo del Flexing Heart (Cuore articolare).
Ogni creazione che faccio ha un centro, una tematica, una ricerca tra il tema e il linguaggio. Però lì mi sono chiesta, come potevo trasmettere degli strumenti in più hai danzatori a livello tecnico. Quella pièce era organizzata intorno a questo metodo. Qui invece sto lavorando su qualcosa che mi appartiene molto, la dimensione teatrale. Perché per me il confine tra il teatro e la danza è sottile, forse non esiste neanche. Per la scelta del titolo ho lavorato sulla scrittura automatica e dopo è nata anche l’idea di associare l’elaborato a quello stato d’animo che si prova nel momento preciso in cui due persone, che non si conoscono, riescono a superare il blocco iniziale della confidenza. È un duo che non so ancora devo mi porterà.

Giovanna Velardi - Armunia - Foto di Daniele Laorenza Come si sta sviluppando il lavoro coreografico e corporeo?

Giovanna: Stiamo lavorando sull’attesa e la mancanza di Angelo, che ci ha ispirato così da lavorare su queste due immagini, cercando di essere coerenti con questo processo. Lavoriamo sulla parola abusata “ricerca”, approfondimento di uno stato d’animo e uno stato del corpo che stanno andando insieme per una via. Abbiamo, possiamo dire, strutturato una prima parte, anche se non è definitiva. Mi sono soprattutto appoggiato a Matteo, Andrea e Luciano per avere riferimenti culturali, letterari, di scrittura. Io lavoro anche sulla parola “scena” perché per me amplifica un discorso che arriva al gesto. Quindi loro mi hanno aiutato tantissimo a “portare fuori” dei riferimenti, qualche verso estrapolato da Aspettando Godot fino a Pinocchio e quindi stiamo andando in questa direzione insieme, e la trovo una grande opportunità, è la mia cifra stilistica, su cui mi piace insistere, però per noi danzatori non è facile, soprattutto quando lavori su una certa “verità del corpo”, la parte tecnica deve essere organizzata intorno a questa verità, non deve essere una cosa virtuosa, questa è la difficoltà del danzatore quando deve calarsi in un racconto emotivo. Infatti un’altra cosa su cui mi sono appoggiata, grazie a loro, sono due parole “parabola emotiva” e da questa sinergia e incontro, parlandone anche con Roberta Nicolai, è nata una riflessione su come oggi parla la drammaturgia e sul nuovo modo di lavorare alle creazioni coreografiche. Mi sono documentata e, grazie a loro, ho avuto un ritorno, lavoro su come la drammaturgia si accomoda in torno a delle situazioni, legate soprattutto alla società, a dinamiche sociali. Quindi un discorso narrativo e puntuale che mi parla moltissimo. C’è anche una nostra ricerca musicale. Facciamo tutti insieme un piccolo training la mattina. La parte fisica è mia e di Silvia la parte intellettuale è un po’ mia, di Andrea, Matteo e Luciano.

Giovanna Velardi - Armunia - Foto di Daniele Laorenza Che tipo di ricerca creativa, letteraria e artistica state facendo?

Matteo: Diciamo che a livello testuale rispetto al lavoro che fa Giovanna, osservandola, riusciamo a trovare dei riferimenti testuali, racconti, poesie, romanzi, che si rifanno a personaggi, situazioni, azioni. Sono spunti e riflessioni che possono aiutare Giovanna nel lavoro di creazione di immagini e azioni.
Andrea: Quello che cerchiamo di fare è guardarla con uno sguardo ingenuo, da primi spettatori. Ricerchiamo anche dei riferimenti più visivi; se si parla di “attesa” abbiamo cercato di capire che lavoro è stato fatto da Fontana su questo tema, passando poi per Basquiat. È una ricerca che risuona in alcune cose che conosciamo o che ci ritornano alla mente, per poi darle a Giovanna che le ritrasforma in scena. La cosa più bella è vedere come anche una piccola suggestione si trasformi sulla scena.
Giovanna: Anche il compositore, Angelo, mi ha dato delle immagini su cui lavorare, la fotografia di Basquiat e Warhol vestiti da pugili e quella di Warhol con un naso da clown. Io ho sempre lavorato con le maschere e questa sfida della musica contro il corpo devo ancora comprenderla e capirla a fondo. Mi sono poi chiesta cosa io dovessi raccontare a un pubblico; parlare di amicizia e di bugie?
Luciano: Io sono il tutor di Matteo e Andrea, loro fanno parte di un progetto che stiamo facendo a Roma di esercizi di regia, dove una decina di giovanissimi drammaturghi e registi si stanno formando e loro due sono stati scelti per questo lavoro.
Per quanto riguarda il lavoro sulla drammaturgia, sto cercando di spingerli a trovare le parole di senso, non per forza interi testi, che possano risuonare e creare poi una specie di “costellazione di parole” che possa essere ripresa, rielaborata, aperta e fatta esplodere da Giovanna. Ci sono parole che possono essere pronunciate, pensieri di un personaggio. L’altro lavoro che fanno è sulle strutture, quindi cercano, studiano e smontano testi alla ricerca di possibili composizioni, trame, parabole e percorsi che potrebbero o meno essere utili a Giovanna. Un lavoro di offerta, di dono e di scambio, di ricerca e dialogo tra la danza e il teatro. È un esercizio di dialogo e di ascolto.
Giovanna: Tutto il mondo creativo è legato, si appoggia su immagini, sul rapporto stato d’animo – stato fisico, sui personaggi che per me sono un po’ la chiave di ogni pièce.

Giovanna Velardi - Armunia - Foto di Daniele LaorenzaCome si presentano al momento i personaggi e l’ambiente che li circonda?

Luciano: Ancora non sappiamo bene come saranno questi personaggi, potranno forse essere due oppure uno con tante facce.
Giovanna: Forse più un personaggio con tante facce. A livello scenografico invece, sappiamo solo che ci sarà uno sgabello, forse due, che ci sono sicuramente guantoni da pugile, forse delle orecchie di asino e forse degli occhiali.

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