fbpx
3 Luglio 2020

Quattro canti di Giuseppe Muscarello: una danza verso la virtual reality

Intervista di Elena Pancioli

Giuseppe MuscarelloQuattro Canti, propriamente detti, sono i quattro apparati decorativi di una piazza ottagonale, all’incrocio dei due principali assi viari di Palermo, che contengono le allegorie dalle quattro stagioni rappresentate da Eolo, Venere, Cerere e Bacco. Abbiamo intervistato Giuseppe Muscarello, coreografo danzatore e performer, fondatore e direttore di Muxarte e di ConFormazioni Festival, il quale ci ha anticipato come questo studio, di danza e gesto, che presenterà nella prima parte del Festival Inequilibrio 2020 , ha l’obiettivo di trasporsi in un’esperienza di virtual reality.

Com’è nata l’idea? 
L’ispirazione è nata durante il lockdown; nel corso di una mia passeggiata per la piazza mi sono trovato spettatore di questa, osservatore di nuovi particolari. Poi l’idea si è estesa, con obiettivo di creare un progetto video: ho immaginato un VR (virtual reality) nel quale uno spettatore, che indossa la maschera della virtual reality, si trova davanti a tutte e quattro le statue danzanti. Quello che presenteremo ad Armunia sarà un primo studio in cui sto impersonando le quattro divinità, riprodurrò la danza dal vivo su uno stimolo datomi da Angela Fumarola. Da questo primo sviluppo del progetto (dal vivo), con un videomaker stiamo lavorando parallelamente al progetto video che si estenderà anche in 3D.

Cosa rappresenta per te quella piazza?
Per me quella piazza è un punto di riferimento. È una piazza molto rappresentativa di Palermo, la più famosa, anche se in realtà non è una piazza, ma la convergenza di due strade: via Maqueda (uno dei 4 fiumi della città) e via Vittorio Emanuele. Rappresenta la Palermo di oggi e quella antica, piena di storia.

Giuseppe MuscarelloChe tipo di danza intonano le quattro allegorie?
Ho fatto ricerca sul movimento individuale di ogni statua: Venere è rappresentata come la dea che scatenò la guerra, una donna molto determinata in un’imminente rabbia inesplosa. Eolo mi evoca la dinamica, il movimento. Studiare il movimento di Bacco è stato interessante, perché lo sto interpretando in maniera giullaresca, avvicinandolo molto al pupo siciliano. Infine Cerere è materna, terrena. Non ho pensato né a un costume né a una scenografia, ciò che le accomuna è il corpo.

Nella descrizione dello spettacolo affermi l’immersione da parte tua in un ambiente surreale, e volevo sapere, se in questo ambiente le “presenze” si muoveranno in solitudine, per loro stesse, oppure attiveranno un dialogo (emotivo) con un pubblico?
Chi fa muovere le quattro statue è la mia immaginazione e concependomi, inizialmente, come spettatore pretendo che le quattro divinità danzanti comunichino con me, in uno scambio, un dialogo. In seguito, nella mia modalità di vedere/intendere lo spettacolo, ho mosso la volontà di proiezione verso il pubblico; cerco di far fare l’esperienza di movimento anche agli spettatori, cercando una comunicazione, una trasmissione con loro. Mi chiedo: perché mi stai guardando? Nel concreto c’è Venere che si avvicina al pubblico, interloquisce con lui. La direzione del mio lavoro va verso la comunicazione attraverso il gesto che quindi, in sé, evoca lo scambio, un’interlocuzione, e la danza per me è questo.

(Domanda di rito) Il tempo di sospensione dovuto alla pandemia, per tuo conto, cosa lascia al mondo della danza e al tuo lavoro di artista/danzatore?
Durante questa pandemia si sono mobilitati moltissimi tavoli di discussione, perché si è visto quanto poco il nostro lavoro è preso in considerazione, infatti, non siamo rientrati in nessuna delle categorie di lavoratore.
A livello personale e creativo, questo periodo, ha generato in me la voglia di lavorare anche su altri fronti: quello del video, ma non inteso come video danza o video arte, ma la virtual- reality, con la volontà di portare lo spettatore sul palco scenico, farlo isolare e farlo viaggiare attraverso il movimento mettendolo al centro. La VR fa questo: mette al centro la persona e attraverso la camera la sua visione è democratica, come quella dello spettatore in teatro, il punto di vista lo scegli tu, non è una visione dittatrice. Lavorerò sempre di più sull’interazione del pubblico attraverso il movimento e la realtà virtuale. Vorrei che lo spettatore arrivasse a girarmi intorno, a scegliere. Questo momento di chiusura è ciò che mi ha dato la chiave di svolta, non potendo andare più a teatro e in giro.

Giuseppe Muscarello

A cura di:
Elena Pancioli

STAMPA

Condividi con gli amici

Potrebbero interessarti

antonella questa

Chi è la Svergognata di Antonella Questa?

Antonella Questa con lo spettacolo Svergognata aprirà la prima parte del Festival Inequilibrio 2020. Quest’opera porta in scena tematiche che almeno per un periodo della vita hanno fatto part...