23 Ottobre 2020

Tra simboli e chimere: ARA! ARA! della compagnia Panzetti/Ticconi

Intervista di Claudia Caleca

Panzetti Ticconi - Armunia - foto di Antonio Ficai Ospiti presso il Castello di Rosignano Marittimo ad Armunia, Ginevra Panzetti e Enrico Ticconi della compagnia PANZETTI TICCONI ci hanno parlato di ARA! ARA!, la seconda parte di un dittico iniziato con AeReA, che indaga il potere simbolico della bandiera, attingendo alla tradizione folcloristica dello sbandieramento. Presente in entrambi i titoli, la parola ARA lascia emergere un secondo significato che allude all’antico luogo deputato al sacrificio, qui inteso come meccanismo generatore di morte, inflitta in dono a chi veniva riconosciuto il potere più alto.

Come e quando è nata la necessità di ARA! ARA! e come si è evoluta?

ARA! ARA! è una coreografia nata interrogando la relazione con l’oggetto bandiera come oggetto simbolico. Fa parte di un dittico, di lavori complementari e indipendenti, cui precede AeReA, che ha debuttato lo scorso ottobre. Dal punto di vista delle differenze e delle caratteristiche il primo si incentra su un immaginario fantasmatico: l’oggetto bandiera è come un velo capace di far apparire o nascondere figure che emergono da memorie passate, dove non c’è uso di simboli e la bandiera è riportata al suo punto zero. Il lavoro è inoltre monocromatico per evitare la distinzione che è tipica dell’oggetto bandiera, che definisce con simboli le diverse appartenenze. Con ARA! ARA! siamo partiti dal desiderio opposto, ossia osservando lo studio dell’araldica che nasce con l’intenzione di definire le appartenenze di gruppi politici o famiglie. Simboli e grafiche identitarie sono aspetti che non saranno esplicitamente presenti ma influenzeranno l’assetto coreografico che si ispirerà a un immaginario chimerico, tipico dell’araldica, sino a esplodere nella figura del pappagallo, nuovo ipotetico potere assurdo che ha caratteristica di ripetere frasi e suoni senza conoscerne i significati.

Panzetti Ticconi - Armunia - foto di Antonio Ficai Qual è il vostro metodo di lavoro? Da cosa vi lasciate ispirare?

Non abbiamo un metodo di lavoro specifico. Cerchiamo di evitare di trovarne uno per avere maggiore libertà di ripensare l’approccio e sperimentare nuovi avvicinamenti alle tematiche dal punto di vista creativo. Ci accorgiamo comunque di attitudini che tornano, come il nostro interesse per la storia dell’arte e le sue fonti visive, che sono sempre nei lavori presenti. Queste ultime compongono un archivio dei progetti, una base di immaginario comune su cui strutturiamo il resto del lavoro.

Panzetti Ticconi - Armunia - foto di Antonio Ficai Bandiera e pappagallo: come si coniugano i due simboli? Cosa rappresentano per voi?

Il pappagallo nasce come elemento simbolico da adottare in relazione alla bandiera, che espone sempre elemento grafico o simbolo. In questo caso il pappagallo è simbolo di potere. Rivolgersi a un volatile è interessante dato che nell’araldica i due animali più presenti sono il leone e l’aquila. Il pappagallo ha la caratteristica di appropriazione esotica di un animale utilizzato per l’intrattenimento e, rispetto l’aquila, apre un immaginario antitetico quasi parodistico.

L’idea originaria è cambiata rispetto al lockdown?

Non direi, la pratica corporea è rimasta la stessa anche se, inconsapevolmente, nessuno di noi potrà evitare un cambiamento nella pratica artistica. Consapevolmente però il progetto è rimasto lo stesso.

Panzetti Ticconi - Armunia - foto di Antonio Ficai

A cura di:
Claudia Caleca

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