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9 Marzo 2021

Lavorare sul gesto ironico. Una tappa del laboratorio di alta formazione per giovani danzatori con Giuseppe Muscarello

Intervista di Elena Pancioli

https://armunia.eu/2021/03/gesto-ironico-laboratorio-giuseppe-muscarello/I giovani danzatori e coreografi selezionati dall’azione formativa Nuove Traiettorie 2020 del Network Anticorpi XL, sono stati ospiti di Armunia per una residenza collettiva. Questa tappa del progetto proponeva un’opportunità di incontro, ricerca e scambio di pratiche per i danzatori, selezionati dal Network Anticorpi XL, di cui Armunia è partner, offrendo a giovani autori, percorsi di alta specializzazione, che li aiutino a crescere, in una sorta di formazione continua, attraverso laboratori con professionisti dello spettacolo. Il programma prevedeva tre mattine di lavoro guidato dal coreografo e danzatore Giuseppe Muscarello che ha lavorato sull’ironia del gesto e tre pomeriggi di ricerca svolta in autonomia, secondo criteri stabiliti e condivisi dal gruppo. Durante il laboratorio i danzatori hanno indagato anche partiture coreografiche basate sulla ricerca di azioni nonsense e Muscarello ha trasmesso loro il suo sapere e la sua ricerca sull’ironia attraverso l’osservazione dei gesti, dei movimenti e del suono nelle loro declinazioni popolari e identitarie. Al suo fianco il musicista-performer Pino Basile, impegnato nella ricerca e nello studio di strumenti della tradizione e cultura dell’Italia meridionale.

Per gesto si intende il movimento eseguito da una o più parti del corpo, o che coinvolge l’intera persona ed è in collegamento con il patrimonio dei movimenti interni all’atto-re/danzatore/performer, infatti l’indagine sul gesto è anche un’indagine sul suo contenuto emotivo in questo caso alla ricerca dell’ironia, del riso e del nonsense.
I danzatori selezionati Mara Capirci e Michael Incarbone hanno avuto modo esperire il proprio potenziale creativo individuale tentando di scoprire il proprio gesto e la propria ironia per la costruzione del personaggio che successivamente avrebbe incontrato l’altro costruendo una narrazione e una drammaturgia, trovando realmente il proprio spazio-tempo in una restituzione scenica.

laboratorio Muscarello - i Pupi - Armunia - foto di Antonio Ficai Mara: il lavoro con Giuseppe ci hanno dato la possibilità di entrare all’interno di quella che è la sua attuale ricerca, quindi abbiamo potuto effettivamente abitare il suo lavoro. Muscarello ha condotto il laboratorio in maniera molto funzionale, poiché solo dopo tre giorni siamo andati in scena con un lavoro di dieci minuti che ha anche riscontrato molto interesse dagli spettatori dai quali abbiamo avuto dei feedback molto positivi. Il poter stare all’interno di Armunia e vivere a stretto contatto con Giuseppe e Pino è stata anche un momento che ci ha arricchito non solo da punto di vista professionale ma anche dal punto di vista umano, donandoci spunti di riflessione. Oltremodo poter ritornare in scena, in questo periodo così buio, è stata ovviamente un’esperienza che ci ha dato un barlume di speranza, perché noi siamo all’inizio della carriera e vedere le porte chiuse dei teatri è stato molto frustrante, così, questa occasione ci ha permesso di poter tornare a sperare di proseguire il percorso professione. Posso dirti che Armunia ci ha sorpresi: ha dimostrato un enorme rispetto per il nostro lavoro e per il lavoro di un’artista in generale, perché banalmente tornare e trovare il pranzo pronto ti permette di non pensare di dover dirottare il tuo tempo su altro e come artista hai la possibilità di poterti concentrare interamente sulla creazione e questo secondo me è una dimostrazione di profondo rispetto verso l’arte e l’artista.

laboratorio Muscarello - i Pupi - Armunia - foto di Antonio Ficai Michael: Mi reputo molto fortunato ad aver partecipato a questo percorso perché, contestualizzato al periodo in cui stiamo vivendo, poter andare in teatro a lavorare, fare ricerca e poi dare anche una piccola restituzione è qualcosa di veramente emozionante e ristabilisce un po’ quelle che sono le emozioni e le sensazioni che si provano a stare dentro un teatro lavorando.
Il percorso con Giuseppe suddiviso in due periodi: la mattina prove insieme a lui con la collaborazione di Pino Basile, e il pomeriggio invece un momento di autonomia tra di noi danzatori, per continuare questa ricerca, per me è stato molto bello e stimolante perché sono entrato dentro a quella che è la ricerca personale dell’artista (di Giuseppe), una ricerca sul pupo e la marionetta declinate in chiave ironica, buffa, quasi grottesca. Per me è stato stimolante in quanto siciliano, dalla parte di Catania, perché è stato come tornare alle origini, risvegliare nella mente quei ricordi di bambino, quelle sensazioni di meraviglia che provavi da piccolo quando vedevi uno spettacolo di marionette. Cimentandoci in questa ricerca del gesto e del movimento sono nate delle difficoltà legate alla dualità del movimento proprio della marionetta: leggerezza e rigidità. Una cosa interessante è stata appunto la possibilità di poter trovare una lettura del pupo; mi ha fatto aprire i confini del corpo, infatti, ho inserito tra i ricordi di un pupo saraceno i movimenti di un pupo quasi asiatico, sempre nella figura di guerriero. Con la restituzione abbiamo ricevuto tanti bei feedback da parte degli addetti ai lavori presenti e questi hanno generato la voglia e la volontà di continuare con questo lavoro, infatti, si pensa a un progetto futuro. È un bagliore di luce all’interno di un periodo davvero complesso, dove anche programmare la vita diventa davvero difficile con il nostro lavoro, insomma, siamo molto fragili e vulnerabili. Questa corazza del pupo un po’ ci dà forza e coraggio di sopravvivere, ma all’interno c’è pur sempre un’anima e una personalità viva, vigile, vulnerabile e anche sfacciata in certe situazioni. Poi ci tenevo invece a ringraziare la comunità di Armunia, un luogo che accoglie gli artisti e li mette nelle condizioni esatte per poter lavorare. È stato brevissimo, intenso ma super stimolante per un futuro.

laboratorio Muscarello - i Pupi - Armunia - foto di Antonio Ficai

A cura di:
Elena Pancioli

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