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13 Marzo 2021

Quando la danza incontra la musica nel segno dell’ironia. Il nuovo progetto di Giuseppe Muscarello e Pino Basile

Intervista di Elena Pancioli

Da un’idea di Giuseppe Muscarello, coreografo, danzatore, performer, in collaborazione con Pino Basile, musicista e performer, nasce lo spettacolo Lo sbernecchio del bubbù un connubio tra movimento e musica all’insegna dell’ironia nelle sue declinazioni popolari, umane e identitarie. In residenza ad Armunia, dove lo spettacolo ha iniziato a prendere forma, abbiamo intervistato i due artisti uniti da una stessa direzione creativa e che vedrà il loro debutto al Festival Inequilibrio.

Muscarello & Basile - Lo sbernecchio del Bubbù - foto di Antonio Ficai Com’è nata questa collaborazione? 

Giuseppe Muscarello: Pino lo conosco artisticamente da più di dieci anni quando venne a Palermo a fare uno spettacolo, suonava in uno spettacolo di danza, e lì lo vidi esibirsi con questi strumenti particolari, ma la collaborazione per questo spettacolo è nata l’anno scorso ad Armunia dove ci siamo rincontrati e ci siamo presentati. L’ho chiamato perché da anni avevo l’idea di lavorare con lui. Pino suona degli strumenti che sia dal punto di vista sonoro che da quello visivo, sono ironici e, oltre ad avere una presenza scenica non indifferente, è una persona ironica, quindi intelligente, perché l’ironia è sinonimo di intelligenza. È la persona perfetta con la quale co-creare questo spettacolo.

Muscarello & Basile - Lo sbernecchio del Bubbù - foto di Antonio Ficai Perché hai deciso di rivolgerti ai bambini?

Giuseppe Muscarello: Penso a loro come a un ritorno alla purezza, collegando questo concetto alla semplicità del gesto, che pur avendo una memoria artistica, legata nel mio caso alla Commedia dell’Arte, ritorna senza maschera. Mi sono anche interrogato su cosa portare in scena dopo questo momento di costrizione. Togliendo il discorso della danza e mettendo in prima linea il teatro,  come attività sociale ed estetica complessa e impura per definizione, al cui interno include un po’ tutte le arti.

Che cos’è per te il gesto ironico? Quali sono le tue ispirazioni?

Giuseppe Muscarello: Il gesto è un’azione e io sto lavorando molto sul nonsense, quindi sul gesto che non ha senso. L’ironia, insita ogni persona, è un mezzo che metto al servizio del gesto. Infatti il gesto ironico è un’intenzione di un’azione naturale, non è artefatto, costruito, è da cercare nell’individuo, magari partendo da un difetto o una mancanza, l’obiettivo è comunque quello di ricercare la naturalezza e la verità del gesto ironico. Mi ispiro molto nella danza ai pupi siciliani e alle marionette, ma allo stesso tempo a personalità quali Totò, Franco Franchi e Alberto Sordi che hanno fatto dei loro difetti delle possibilità di ricerca e creazione artistica.

Muscarello & Basile - Lo sbernecchio del Bubbù - foto di Antonio Ficai Questi strumenti della tradizione pastorale e contadina come comunicavano con il comico e con l’ironia?

Pino Basile: La cupa cupe è simbolo di ironia, è uno strumento che per antonomasia rappresenta il carnevale, il momento goliardico, in cui tutti si mettono la maschera e sono autorizzati a fare ciò che vogliono. Nella cultura contadina, o comunque quando i teatri non esistevano proprio, ci si organizzava e si faceva musica, teatro, scherzi, si cercava di alleggerire il peso di una vita faticosa. Sono strumenti effimeri, autocostruiti con una carica creativa molto potente e io mi immagino nelle vesti di pastore che passa ore e ore sulle colline della Murgia, o un pastore di qualsiasi parte del mondo che con le sue pecore sta là e a un certo punto si costruisce un suo immaginario, si fa depositario di conoscenze. Da questo mondo poi c’è anche la teatralizzazione, ovviamente nei cicli agricoli ognuno di questi aveva il suo momento teatrale, come quello della mietitura, dove il mietitore, figura quasi sacra, perché deve raccogliere e portare a casa il raccolto, veniva onorato e cantava la filastrocca dei contrari (che uso spesso nel mio repertorio) dove si dice tutto il contrario di tutto è una forma musicale e un momento politico in cui puoi dire delle cose e nessuno si può offendere, è un momento in cui si tolgono i sassolini dalle scarpe. L’intrattenimento forse viene per ultimo, c’è una funzione curativa, come nel caso del tarantismo, una funzione catartica.

Muscarello & Basile - Lo sbernecchio del Bubbù - foto di Antonio Ficai Come sta procedendo il lavoro creativo e la collaborazione in scena?

Giuseppe Muscarello: in questi dieci giorni a disposizione abbiamo creato la struttura dello spettacolo, iniziando da zero. Il processo creativo procede senza intoppi dal punto di vista degli assestamenti, poiché abbiamo la stessa visione del teatro unito, infatti, noi non ci definiamo un danzatore e un musicista, probabilmente anche io suonerò e lui comunque danza, c’è questa forte volontà e intenzione di entrambi nell’intendere il teatro un luogo di scambio.

Pino Basile: Mi sono ritrovato a caricare delle cose, quello che potevo portare da casa e questi strumenti che si ritrovano in scena stanno prendendo un po’ il sopravvento su noi stessi, il bubbù si sta prendendo gioco di me, la cupa cupe si prende sempre gioco di tutti; tutto questo sta diventando materiale per lo spettacolo. Oltre alla soddisfazione mi sento la responsabilità di dover usare questi strumenti che per me rappresentano una cultura, la memoria di tutti, dare la testimonianza che queste cose qua hanno una loro carica e potenziale forte tanto da ispirarci. In questo spettacolo non ci dobbiamo inventare nulla, qua si deve solo cogliere delle cose e per me tutto ciò avviene in maniera sonora, avviene cercando di mettere a disposizione la musica e mettendo a disposizione il mio essere musicista, però non da musicista, ma da generatore di suoni e rumori costruendo e ricostruendo una composizione. Ci stiamo divertendo ed è la cosa forse che non ti abbiamo detto, è che ci stiamo proprio divertendo nella fatica. Questo è uno di quei casi in cui è come se ci fossimo sempre conosciuti senza incontrarci, a un certo punto ci siamo incrociati. Sarà forse il pensiero “terroneo” che prende un po’ il sopravvento su tutto, forse è la chiave per la riuscita della residenza e dello spettacolo. Però c’è da dire un fatto importante, siamo nati nello stesso anno e nello stesso luogo, siamo cresciuti a Zurigo entrambi, siamo entrambi del sessantanove, siamo entrambi musicisti e danzatori, e facciamo centoquattro anni insieme.

Muscarello & Basile - Lo sbernecchio del Bubbù - foto di Antonio Ficai

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
A cura di:
Elena Pancioli

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