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3 Novembre 2021

E’ difficile essere umani. Sara Sguotti racconta il suo nuovo progetto.

Sara Sguotti - residenza Armunia 2021 - foto di Antonio Ficai Sara Sguotti danzatrice, coreografa e performer, inizia il suo percorso artistico frequentando l’Accademia di Belle arti, dal 2012 collabora con la Compagnia Virgilio Sieni e quindi con la Compagnia Anton Lachky. Prende parte al remake del film Suspiria diretto da Luca Guadagnino firmando le coreografie in collaborazione con Damien Jalet. Il suo percorso è costellato di tante collaborazioni come con le artiste Cristina Rizzo e Simona Bertozzi o con Company Blu o ancora con Nicola Simone Cisternino. Il suo primo lavoro, S. Rituale \ S.SOLO vince DNA e nel 2018 debutta a RomaEuropa Festival. Con il solo Space Oddity presentato anche ad Armunia, lavora sulla tematica del “rapporto con il pubblico”. Nel 2019 collabora con Jari Boldrini per la nuova creazione di Nicola Simone Cisternino, Sobotta, anche questo presentato al festival Inequilibrio 2021.

Sara Sguotti - residenza Armunia 2021 - foto di Antonio Ficai Sarà Sguotti è tornata ad Armunia qualche giorno fa. Una settimana di full immersion al Teatro Nardini di Rosignano per iniziare ad elaborare un’idea, un nuovo lavoro, un progetto che è proprio un embrione per il quale occorrerà tempo e un luogo protetto che la accolga, uno spazio intimo che le permetta di elaborare e cominciare a “dare gambe” a quella che per adesso è solo un’idea. Ci tiene ad esprimere la sua gratitudine ad Armunia con la quale da anni collabora che le permette il tempo del pensiero e dell’elaborazione, le consente di capire se “la mia intuizione è corretta, dandomi l’opportunità di confrontarmi con persone nuove, mettendo insieme sinergie diverse che occorre testare”. La incontriamo sul palco del teatro Nardini, i musicisti con i quali ha lavorato in questi giorni sono già partiti, lei è rimasta un giorno in più per riordinare le idee. “Questo non sarà un lavoro solitario, ma comunitario- premette- nella mia idea ci sono più persone coinvolte che dovranno essere in scena, ma la parte più difficile per me in questo momento non è tanto quella sul corpo, ma è legata soprattutto alla musica.

Sara Sguotti - residenza Armunia 2021 - foto di Antonio Ficai A differenza di Some other place, che è un lavoro che presenterò al prossimo festival Inequilibrio, nel quale ho lavorato su una stratificazione di livelli legati alle cose del luogo: il corpo, la luce e il suono. Una stratificazione di linguaggi che però vivono in maniera autonoma, come se fossero coordinati da una forza altra, hanno una loro vita ma si intrecciano magicamente. In questo nuovo progetto mi piacerebbe portare in campo nuovi aspetti che sono la voce, il testo, il corpo inteso come “ambiente” come scenografia e costume. Il tema sarà quello della trasformazione e il titolo ipotetico da cui parto It’s hard to be human (è difficile essere umani) è un tema che nei miei lavori c’è sempre stato e quindi questa trasformazione del corpo tramite la danza, tramite l’emozione, lo sposamento che un corpo in scena può avere e portare all’altro, mi piaceva analizzarlo all’interno di un comunità, dove ci sono linguaggi diversi.

Sara Sguotti - residenza Armunia 2021 - foto di Antonio Ficai Questa settimana in residenza con me ci sono stati Manuel (Steve Pepe in arte) e Spartaco Cortesi due musicisti molto diversi tra loro. Io collaboro con Spartaco da anni, lui ha una sensibilità altissima legata alla scena, però lui proviene dal mondo della musica punk, della musica anglofona. Steve Pepe invece ha una base di musica elettronica, ritualistica, lui suona con le macchine e inoltre canta, usa anche le voci. Questi sono i due linguaggi che si stanno sommando e confrontando per adesso. Ieri è venuta fuori così parlando tra noi, anche addirittura la parola Musical, (ride) parlare di musical mi fa un certo effetto.

Sara Sguotti - residenza Armunia 2021 - foto di Antonio Ficai Ma potrebbe essere per esempio una forma diversa, evoluta di musical?

Si forse potrebbe essere perché no! Sicuramente ci sarà il testo che accompagnerà tante immagini, che sono un po’ spostate dalla realtà. Questo periodo che abbiamo vissuto ci ha trasformato, io l’ho vissuto inizialmente senza rendermi conto che ci avrebbe cambiato. Poi l’ho vissuto accettando questo cambiamento continuo e questo vorrei portare nel mio lavoro che sarà un lavoro mutante, che avrà una mutazione continua dentro, con un dispositivo corografico e una direzione coreografica fissa che però avrà anche un margine di spostamento. Questa almeno è la volontà.

Sara Sguotti - residenza Armunia 2021 - foto di Antonio Ficai Hai già in mente altri possibili inserimenti?

Si l’idea è quella di avere 5 performer in scena. Ci saranno anche i due musicisti e utilizzeranno la loro presenza scenica che è molto forte. E allo stesso tempo immagino in scena, oltre a me, altri due interpreti, un’ipotesi potrebbe essere di lavorare con una danzatrice e contorsionista e con un altro performer danzatore. Ho in mente due persone in particolare con le quali già condivido diversi progetti, ma per il momento siamo ancora in un dialogo aperto di riflessione e di valutazione, entrambi cari amici che stimo tantissimo. Questo è praticamente l’ambiente, ma mi piacerebbe mettere in scena anche qualcos’altro chiamiamolo “costume”, ma non è proprio un costume, è più un pensiero sul corpo cyber, non inteso verso la tecnologia. Un riferimento che io ho avuto è un testo di Donna Harawey che sto leggendo dal titolo Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto, dove lei parla di un corpo che è in continuo adattamento e si deve adattare anche per esempio alla protesi, sia intese come qualcosa come il computer o lo smartphone, oppure intesa proprio come inserto meccanico nel nostro corpo, che oggigiorno ormai è cosa normale. Io pensavo come queste protesi possano essere anche qualcosa di esterno al corpo e quindi vedere il costume stesso come una protesi, che renda questo senso di trasformazione, di mutazione. Per questo sto lavorando anche su alcune immagini iconografiche di alieni. Per il momento sono solo suggestioni che mi servono per mettere a fuoco.

Sara Sguotti - residenza Armunia 2021 - foto di Antonio Ficai Mi parli di Dance for dance, il progetto ideato da danzatori per danzatori, di cui sei una delle ideatrici?

Si tratta di un progetto di “attivisti della danza”, una piattaforma che raccoglie le attività di Sharing training. E’ partito da una comunità che cercava spazi e condivideva luoghi, abbiamo ricevuto un sostegno regionale per avere un luogo fisico di pratica e un luogo multimediale dove comunicare i progetti della rete della comunità partecipata. Vorremmo creare un archivio delle nostre pratiche purtroppo adesso non ci è stato confermato il finanziamento. Continuiamo con il sito. Il nostro progetto nel frattempo si è diffuso in tutta Italia ed è stato preso ad.esempio da tante regioni.

Sara Sguotti - residenza Armunia 2021 - foto di Antonio Ficai Tornando invece a It’s hard to be human come si evolverà adesso?

A febbraio andò in Puglia perché ho un dialogo anche con il Teatro pubblico Pugliese. Lì durante la residenza chiamerò i due performer che ho in mente e con loro cercherò di capire se il dialogo può avvenire e prendere forma. Poi ci sarà una pausa e riprenderò il lavoro dopo l’estate con altre residenze nella zona Lombardia e Piemonte, poi sarò in Veneto, a Mestre in un centro con il quale collaboro che si chiama Arts lives, in un nuovo spazio dell’arte che si chiama Forte Marghera legato alla Biennale e all’Accademia della Belle Arti, poi tornerò ad Armunia per preparare un debutto a fine anno o inizio 2023. Durante la pausa di questo lavoro, prima di riprendere le residenze, sarò in Inghilterra dove debutterò con lo spettacolo Some other place, quindi dopo un tour inglese tornerò in Italia per portare lo spettacolo al prossimo festival Inequilibrio.

Sara Sguotti - residenza Armunia 2021 - foto di Antonio Ficai

A cura di:
Elisabetta Cosci

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