A castello Pasquini di Castiglioncello la prima grande esposizione dedicata a Giuliano Scabia

Il poeta d’oro. Il gran teatro immaginario di Giuliano Scabia a cura di Andrea Mancini e Massimo Marino. A Castello Pasquini Castiglioncello (LI) dal 29 luglio al 9 ottobre 2022. Inaugurazione venerdì 29 luglio ore 18 La Limonaia Parco del Castello Pasquini

La mostra Il poeta d’oro. Il gran teatro immaginario di Giuliano Scabia, è la prima grande esposizione dedicata all’artista, poeta e scrittore scomparso nel maggio del 2021. Organizzata dal Comune di Rosignano Marittimo e la Fondazione Armunia, in collaborazione con la Fondazione Giuliano Scabia con il patrocinio della Regione Toscana, il sostegno della Fondazione Livorno con Fondazione Livorno Arte e cultura e l’ausilio de La casa Usher, la mostra è curata da Andrea Mancini e Massimo Marino ed è allestita nelle sale di Castello Pasquini a Castiglioncello, dove saranno esposte foto, disegni, poesie, pubblicazioni, costumi, oggetti, piccoli pupazzi, totem giganti e cantastorie in ambienti che ricreano le suggestioni poetiche dello scrittore e drammaturgo, arricchiti da contributi video e sonori.

L’esposizione intende mostrare i molti lati dell’attività del poeta, drammaturgo e regista, romanziere, affabulatore ed esploratore dell’immaginario, provando a ricostruirne le idee, le azioni rivoluzionarie e le suggestioni poetiche ed è pensata anche per la fruizione delle scuole che, da settembre, saranno accompagnate nel percorso alla scoperta del mondo di Giuliano Scabia con visite guidate.

Giovedì 28 luglio alle ore 18: 00 dalla piazza della Vittoria, a Castiglioncello partirà lo spettacolo itinerante (ingresso gratuito), storico lavoro di Giuliano Scabia, Evocazione del poeta e straordinaria apparizione de Il Diavolo e del suo Angelo con Massimo Marino, Andrea Mancini, Annibale Pavone e Jacopo Yahya (Maschera del Diavolo: Matteo Destro; Costumi: Massimo Poli) che guiderà il pubblico all’anfiteatro nel parco del Castello Pasquini, dove alle 18:30 si terrà la cerimonia d’intitolazione a Giuliano Scabia. Lo spettacolo sarà replicato alle ore 21.00 da via del castello, per il borgo antico di Rosignano Marittimo, fino a piazza Carducci.

L’inaugurazione della mostra è prevista per venerdì 29 luglio, alle ore 18:00 alla Limonaia Parco del Castello Pasquini. L’inaugurazione sarà accompagnata da una incursione del gruppo dei Dinosauri della “Fantastica Compagnia Dilettantistica Amatoriale” che mise in scena nel 2019 l’ultimo lavoro teatrale di Scabia, “La commedia della fine del mondo”, intermezzo tratto dal libro “Il lato oscuro di Nane Oca.”

Giuliano Scabia (1935-2021)  Inizia la sua carriera firmando i testi per La fabbrica illuminata di Luigi Nono dedicata agli operai dell’Italsider di Genova Cornigliano, nel 1965 pubblica la sua prima raccolta poetica, Padrone e servo, conosce Carlo Quartucci e realizza con lui la pièce da cui si fa nascere l’avanguardia teatrale italiana, Zip.

Dagli inizi degli anni Sessanta rompe i canoni della tradizione teatrale, dilatando la scena, praticando un teatro partecipativo che si affaccia in paesi di montagna e di pianura, in quartieri periferici e centri storici di città, in festival internazionali e che con lui arriva a superare i cancelli dei manicomi. Il suo Marco Cavallo (1973), all’interno del quale gli ospiti dell’ospedale psichiatrico di Trieste inserirono simbolicamente tutti i loro sogni e desideri, diviene così nella storia della psichiatria, simbolo di libertà e di diritti.

Docente per più di trent’anni al Dams di Bologna, dove nei suoi corsi mette alla prova testi, modelli e convenzioni teatrali cercando di capire se funzionavano e come, chiedendo agli studenti e alle studentesse di collaborare alla ricerca, impegnandoli a fondo, ascoltandoli, imparando da loro. (il libro Scala e sentiero verso il Paradiso, pubblicato postumo dalla fiorentina La casa Usher, documenta questo percorso).

Conclude la sua attività didattica nel 2005 anno in cui vince il Premio Speciale Ubu, quale «instancabile reinventore di un immaginario teatrale contemporaneo attraverso l’opera di drammaturgo, raccontatore, compagno di giochi, maestro, non solo ex cathedra, di molte generazioni».

Ha portato il suo teatro, le sue poesie, brani dei suoi romanzi in boschi e in altri luoghi non usuali; per anni ha alimentato un dialogo segreto tra un paese dell’Appennino reggiano, Marmoreto, e un gruppo toscano, quello della Briglia di Vaiano. Ha instaurato un rapporto particolare con il territorio di Rosignano Marittimo, dove ha compiuto alcune “camminate teatrali con poesia” e dove ha rappresentato, a Castiglioncello con persone del luogo, l’ultimo suo testo teatrale, La commedia della fine del mondo.

 

Orari mostra:

29 luglio – 11 settembre dal martedì alla domenica ore 18.00 – 23.00

16 settembre – 9 ottobre dal venerdì alla domenica ore 10.00 – 18.00

INGRESSO LIBERO

La mostra rimarrà chiusa in occasione degli spettacoli del Castiglioncello Festival

 

In occasione della mostra uscirà il volume di Massimo Marino, Il poeta d’oro. Il gran teatro immaginario di Giuliano Scabia (La casa Usher) che con vari fascicoli fotografici segue l’andamento della mostra e ne fa, liberamente, da catalogo.

 

Giuliano Scabia è stato una delle figure più interessanti e poliedriche della cultura italiana del secondo Novecento. Un artista fuori dagli schemi che ha portato la propria ricerca sul linguaggio e sull’immaginario all’interno del teatro e, allo stesso tempo, è riuscito a far uscire il teatro dai luoghi tradizionalmente deputati, per dilatarne i confini. Le azioni di decentramento nei quartieri operai di Torino, l’intervento nel manicomio gestito da Basaglia, a Trieste nel 1973, e il viaggio intrapreso con un gruppo di studenti del Dams nei paesi dell’alto Appennino reggiano per riscoprire il teatro contadino, sono solo alcune delle esperienze che fanno di Scabia un pioniere delle tendenze teatrali più stimolanti della scena contemporanea, dal punto di vista artistico e sociale. Il suo Teatro Vagante, anche grazie ad un processo creativo collettivo, ha percorso i dislivelli della nostra società. Nell’opera di Scabia la poesia e il gioco si legano fortemente al concetto di partecipazione. La scrittura, la pratica scenica e le sue doti di affabulatore sono volte a fare Comunità. Credo che l’obiettivo più alto della politica culturale di un ente pubblico sia mettere in relazione le persone, inquadrare e ricomporre gli scontri e le dissonanze del reale, aprire nuovi orizzonti condivisi e offrire chiavi di lettura del mondo. Questo è quello che il Comune di Rosignano Marittimo ha sempre cercato di fare, anche grazie al contributo di Armunia, ed è quello che ha sempre caratterizzato l’impegno artistico, politico ed educativo di Giuliano Scabia. Per questo motivo ringrazio la Fondazione Giuliano Scabia e tutti i partner che hanno reso possibile la realizzazione di questa mostra nelle sale del Castello Pasquini, da sempre uno dei poli culturali più significativi del nostro territorio. Daniele Donati Sindaco di Rosignano Marittimo

 Per me è un onore inviare il mio saluto e quello della Regione Toscana. Giuliano Scabia non è stato soltanto un protagonista del movimento culturale italiano contemporaneo. La sua arte ha contribuito ad abbattere muri e ad estendere le basi della democrazia nel nostro Paese. Il teatro diffuso nei piccoli borghi, nelle periferie e nelle aree interne, la sua appassionata attenzione verso le giovani generazioni, fino al suo Marco Cavallo e la liberazione dai manicomi raccontano di un artista che ha sempre voluto restare immerso nella realtà e aprire strade per la trasformazione e il progresso. Il suo legame con la Toscana costituisce per noi motivo di orgoglio e ci spinge all’impegno per la conservazione e la promozione della sua opera. Eugenio Giani Presidente Regione Toscana

Ho avuto la fortuna di conoscere Giuliano Scabia a Castiglioncello e di aver trascorso alcuni momenti con lui. Un uomo dolce, gentile con degli occhi penetranti ed intelligenti che, anche con guizzi di sorridente ironia, ti facevano capire che ti scrutava nell’anima per carpirne i contenuti. Non si può rimanere indifferenti a quanto Giuliano Scabia ci ha lasciato in eredità, a quanto nella sua vita ha insegnato con garbata scanzonatezza che sarebbe da sciocchi scambiare per leggerezza, a quel profondo senso di giustizia sociale che ha perseguito in modo anticonformista in un mondo ancora impreparato e legato a schemi obsoleti. La poesia, la scrittura, il modus operandi di Giuliano rimarrà in molti cuori e mi auguro che questa mostra che gli dedichiamo lo faccia conoscere a chi ancora non ha avuto la fortuna di attingere al suo pensiero che continua e continuerà ad essere un esempio di come l’arte sia al di sopra di ogni conformismo, che non esiste una strada che non si possa percorrere con la creatività e la poesia, che dobbiamo educare i nostri occhi a vedere tutto il bello che ci circonda. Licia Montagnani Vicesindaca ed assessora alla cultura, turismo e promozione del territorio del Comune di Rosignano Marittimo

 Con questo omaggio a Giuliano Scabia, Fondazione Livorno, questa volta insieme a Fondazione Livorno – Arte e Cultura, torna a sostenere le belle mostre promosse dal Comune di Rosignano Marittimo e ospitate in particolare a Castello Pasquini. Lega, Zandomeneghi e Boldini, Fattori, Corcos e Ghiglia, Baj, Schifano, ma anche il cinema di Dino Risi e il Premio Suso Cecchi d’Amico, oppure il riallestimento del museo Civico Archeologico, sono state occasioni di incontro e di collaborazione tra Amministrazione Comunale e Fondazione, nel segno della cultura e della promozione di un’attività diffusa di grande spessore. Ad essere celebrato, in questa occasione, è un maestro del teatro immaginario che ha rivestito un ruolo di primissimo piano nell’avanguardia socio-teatrale degli ultimi cinquanta anni, culminato nel 1971 con la messa in scena di Scontri Generali. Con grazia e ironia ha portato il teatro nelle scuole, nelle fabbriche, nei boschi ed è rimasto bambino anche dopo aver superato gli ottanta anni. Scrittore, poeta, drammaturgo, docente universitario per trenta anni al Dams di Bologna, ha inventato Marco Cavallo, il totem azzurro che tutti ricordiamo, simbolo della battaglia per l’abolizione dei manicomi promossa con Franco Basaglia. Siamo orgogliosi di rendergli la gratitudine che merita, celebrandolo insieme, qui a Castiglioncello, dove ha dato vita a tante sue creazioni e dove ha presentato il suo ultimo spettacolo La commedia della fine del mondo.  Luciano Barsotti, Presidente Fondazione Livorno

 

 

 

Giuliano ci manca molto. Allo stesso tempo è così presente in noi. La sua voce, le sue parole cadenzate poeticamente persino quando ci redarguiva per qualcosa che non andava, ci accompagnano nel nostro fare quotidiano. Ci riteniamo fortunati ad aver vissuto con lui e grazie a lui le stagioni della poesia in mezzo ai boschi e negli ultimi anni ad aver lavorato al suo fianco nella messa in scena della “Commedia della fine del mondo” alla quale hanno partecipato i Dinosauri costituiti da un gruppo di cittadini del nostro territorio, ancora uniti da quella magnifica esperienza. Ci manca la sua generosità che lo aveva portato ad accettare di ricordare un altro artista scomparso, suo allievo di fatto, Giacomo Verde, in un’altra serata di magia, risate e lacrime.

Ora ci tocca ricordare lui in questa esposizione non esaustiva del suo immenso mondo creativo e immaginifico che non vuole essere solo un ricordo ma anzi un viatico per far conoscere la sua arte a chi non avuto la nostra fortuna.

L’abbiamo pensata soprattutto con il cuore e forse anche perché, in questo modo, lo vogliamo ancora “vedere” tra noi con la sua gioia di vivere che ci insegna, come ai dinosauri, ad esprimere il suo Maaaaaaaaahhhhhh!

Fabio Masi e Angela Fumarola – codirezione artistica Fondazione Armunia

Servizi Culturali – Comune di Rosignano Marittimo

0586 724530 / 287

Fondazione Armunia

0586 754202

www.comune.rosignano.livorno.it

www.armunia.eu

www.visitrosignano.it

ufficio stampa Elisabetta Cosci mob.339 5711927 elisabettacosci.stampa@gmail.com

 CONTENUTO DELLA MOSTRA

 All’ingresso del Castello Pasquini e per le scale si incontreranno alcuni “giganti” di Scabia”: Marco Cavallo,  il Drago di Montelupo, l’Ippogrifo di Ferrara e alcuni dei suoi cantastorie. La mostra si svilupperà nel secondo piano del Castello, secondo questa scansione:

  1. Il poeta albero

“Una signora impressionante / la poesia”

L’attività di Scabia è stata segnata in modo continuativo da un’ispirazione di poeta attento a decifrare “le lingue” del nostro tempo. In questa prima stanza saranno raccolti documenti dei primi anni, riuniti intorno all’Albero dei Poeti. Si racconterà la formazione, l’impegno sociale tra Padova, Venezia, Milano, l’incontro con la fotografa Lisetta Carmi e con il compositore Luigi Nono che porta a creare Diario italiano e La fabbrica illuminata, l’insegnamento al Convitto Rinascita di Milano, scuola fondata dai partigiani. Saranno esposti soprattutto materiali tratti dai lavori poetici, con forti esiti visivi

  1. La dilatazione del teatro e il teatro nello spazio degli scontri

Tra il 1965 e il 1973 Scabia si dedica al teatro, forzandone i canoni, facendo esplodere la scena, dilatandolo fino a trasformarlo in creazione collettiva nei quartieri metropolitani, con i bambini, in paesini, campagne, zone industriali.

È uno dei “padri” dell’animazione teatrale, anche se alla fine degli anni settanta prenderà le distanze dagli esiti più scontati, dalle formule ripetitive in cui quel movimento si impantana.

Scrive vari interventi di politica e teoria teatrale, partecipando attivamente al Convegno di Ivrea del 1967.

Non abbandona mai la scrittura per la scena, da Zip, allestito con la regia di Carlo Quartucci e attori come Leo de Berardinis, Claudio Remondi, Cosimo Cinieri, a Interventi per la visita alla prova dell’Isola purpurea di Michail Bulgakov al Piccolo di Milano, a Scontri generali alla Biennale di Venezia, a Commedia armoniosa del Cielo e dell’Inferno e a Fantastica Visione, tutte commedie del ciclo del Teatro Vagante

La sala presenterà manifesti, disegni, story-board, foto, partiture vocali, oggetti e altri documenti.

  1. Il Paradiso terrestre di Marco Cavallo e altre apparizioni

In questo ambiente si ricostruisce il Laboratorio P, realizzato nel 1973 presso l’Ospedale psichiatrico di Trieste diretto da Franco Basaglia, un primo esperimento di teatro nei luoghi dell’esclusione psichiatrica, uno spazio libero dove fu inventato, con malati, medici, infermieri, Marco Cavallo, totem azzurro e gigante della necessità di liberazione. Viene ricostruito il Paradiso terrestre di Marco Cavallo, foresta di oggetti pendenti, proiezioni dei desideri dei malati.

Si ripercorrono con foto, documenti, oggetti, libri scritti a mano e disegni anche altri momenti dell’impegno immaginativo di Scabia al fianco della psichiatria democratica. Tra gli altri, il Drago i Montelupo, nato nell’Ospedale psichiatrico giudiziario del centro toscano.

  1.  Il Gorilla Quadrumàno e la ricerca della “Vera storia”

All’università di Bologna con gli studenti mette in scena, come ricerca sulla cultura di base e sulle “radici”, il “teatro di stalla” che i contadini recitavano tra fine Ottocento e primi del Novecento nella Bassa reggiana.

Con Il Gorilla Quadrumàno, con Il brigante Musolino, con fantocci giganti, cantastorie, burattini e altri materiali porta gli studenti in un viaggio meraviglioso tra Appennino, quartieri di periferia, festival internazionali (Nancy). Incontra col Gorilla Gianni Rodari, Tullio De Mauro, Gianni Celati e molti altri intellettuali.

In questa esperienza il favolistico, il comico, l’immaginazione entrano nella sua ricerca teatrale, fino a quel momento principalmente orientata a domandarsi il senso del teatro e di un nuovo teatro politico.

A Mira, per la Biennale di Venezia, con il suo Teatro Vagante, un carretto fiorentino con praticabili, va in cerca della “Vera storia” del territorio, prendendo in prestito il titolo da un poema sulla Resistenza scritto a un merciaio ambulante a Vaglie di Ligonchio.

Nella sala si vedranno cantastorie, fogli volanti, fotografie e altri oggetti.

  1. La città immaginata, il bosco, gli animali, il Diavolo e il suo Angelo

 Dal soffitto di questa stanza pendono mongolfiere di carta, per ricordare una delle azioni create con gli studenti nella Bologna appena sconvolta dal “carnevale tragico” del Settantasette. In un canto si vedono i costumi del Diavolo e il suo Angelo, con i quaderni vergati a mano delle Lettere a Dorothea, spettacoli con cui Scabia si è messo in scena in prima persona dal 1979 a metà degli anni novanta girando per paesi città campagne. In un altro canto starà il suo Teatro Vagante di cartapesta, barca, caverna, cigno, lago, luogo di apparizioni.

Alle pareti immagini di spettacoli creati in vari luoghi, anche in boschi, radure, o con camminate nella natura, per esempio, nel territorio di Castiglioncello, per i boschi, lungo l’acquedotto del Poggianti.

Si racconta di corsi universitari anomali, di azioni nelle città e del suo teatro “con bosco e animali”.

Scabia mette in questione le trasformazioni del mondo contemporaneo, cercando strade per rendere possibili forme di (temporaneo) “paradiso” in terra: ricerca sui corpi, sui racconti, sui rapporti con la natura e le bestie, sul teatro come viaggio, intrecciando e proseguendo nel tempo rapporti “segreti” con piccole comunità.

I suoi corsi all’università diventano ricerche aperte sulla forma del teatro, della città, della formazione, della festa, con domande nate “a specchio” della sua attività esterna.

  L’eterno andare, Nane Oca e il ritorno di Orfeo

In questa ultima stanza si racconta la sua svolta narrativa, materializzata da due cicli romanzeschi. L’eterno andare è il primo, storia romanzata della sua famiglia con fantastiche apparizioni di un diavolo e un angelo “borghesizzati” e la domanda su come si vinca la morte e si ritrovino le persone care.

Parallelamente a quei romanzi, illustrati dallo stesso autore, si sviluppa l’epopea di Nane Oca, ambientata nel “Pavano antico”, saga dialettale e paesana che esplora radici popolari con ironia favolistica e con sguardo capace di radiografare, con immaginazione, i nostri tempi di smemoratezza e globalizzazione.

Dalla fine degli anni novanta, Scabia attua un deciso ritorno alla poesia.

I racconti, i versi, i poemi diventano sempre performance narrativa, le parole scritte vengono vivificate nella voce e nel corpo da questo affascinante affabulatore.

Nella sala si vedranno disegni, mappe, pagine, calligrammi, foto di narrazioni in pubblico e l’Albero dei poeti rari (di cartapesta).

 Sala dei video

In una sala del secondo piano si potrà assistere a una proiezione continua dei molti video che documentano le diverse attività di Scabia, dalla didattica sempre pratica e partecipata all’università alla documentazione di azioni e spettacoli e a video originali.

 

Al primo piano

 Tre sale porteranno più dentro le suggestioni, le magie di Giuliano Scabia.

Saranno la sala dell’Opera della notte, notturno tragitto di poesia; quella di Castiglioncello, con i materiali di vari interventi e soprattutto con i costumi e i bozzetti della Commedia della fine del mondo, recitata al festival Inequilibrio per la prima volta con la regia di Scabia stesso; la sala delle scritture aperte sul mondo, con l’esposizione dei suoi libri, dei Quaderni di drammaturgia, delle Operine di augurio: tutti questi materiali, aperti, sembreranno pronti per tornare alla scena o alla voce.

 

 

 

A cura di:
Elisabetta Cosci

STAMPA

Condividi con gli amici

Potrebbero interessarti