Joyce Lussu à rebours
PRIMA NAZIONALE
Joyce Lussu è stata una donna insottomettibile.
Partigiana Medaglia d'argento al valor militare.
Viaggiatrice con coltello e fiori tra i denti.
Scrittrice e poetessa che bisticcia coi vati.
Rivoluzionaria traduttrice oltre gli idiomi.
Joyce Lussu è stata una donna tutta intera.
Una Sibilla.
Di tutto questo però lo spettacolo non dirà.
Si dirà di una bambina e del suo spirito irriducibile.
Si dirà di questo spirito attraverso una fiaba.
Nella sua eclettica e sempre indipendente produzione letteraria l’autrice riporta un’unica fiaba, quella che apre Il libro delle streghe.
Il cigno di Oudewater è una racconto fiammingo in cui due gemelle dai piedi palmati, figlie dell’amore di un splendido cigno e di una donna tenera e rosea spesso ritratta da Rubens, vengono strappate da neonate alla loro natura selvatica e costrette a subire continue brutalità e vessazioni umane spinte fino all’empietà, fino al rogo, al finimondo che genera la rivoluzione del disordine costituito.
La nostra visione teatrale intende considerare tale fiaba come uno specchio d’acqua antica (Oudewater), capace di rifrangere la stessa vivida coscienza di quella bambina che recitava poesie ai cavalli e che, a nove anni, sola, aveva già affrontato i fascisti. Quella bambina diverrà una donna tutta intera e una moltitudine, condurrà una vita portentosa, fatta di utopie realizzate attraverso l’esercizio del valore morale, del sentimento della natura, della poesia e dell’ironia.
Joyce Lussu lascia un’eredità certa e una fiaba, che è dappertutto e in nessun luogo (Novalis).
Una fiaba crudele, lirica, politica, che veglia sulla nostra interiorità.
Per conoscere bisogna immergersi interi nel movimento che non tollera alto e basso, profondo o superficie, parete o supporto. Scindere il movimento è produrre ideologia.
(Rubina Giorgi).
Meri Bracalente Attrice, autrice, didatta e co-direttrice, insieme al regista Andrea Fazzini, del Teatro Rebis di Macerata. Laureata in Storia dell’arte, in teatro si forma principalmente con il maestro Claudio Morganti e con la ricercatrice vocale Tomasella Calvisi. Frequenta l’intero ciclo di studi della Scuola Cònia – scuola di tecniche della rappresentazione di Claudia Castellucci (Societas Raffaello Sanzio); coltivando inoltre una formazione permanente attraverso laboratori con diversi altri artisti della scena contemporanea. E’ fra gli interpreti della Trilogia del Tavolino di Rita Frongia e collabora con diverse compagnie indipendenti (Esecutivi per lo Spettacolo; Teatro Patalò; Rovine Circolari; Piccola Compagnia Impertinente). Per il cinema è diretta da Federica Biondi in La Cortese e La Successione. Con Teatro Rebis partecipa ad alcuni fra i maggiori festival della scena contemporanea (Santrcangelo, Teatri di Vetro, Orestiadi, Napoli Fringe Festival, Kilowatt). Tra le più recenti produzioni della compagnia: Scarabocchi (finalista del Premio In-Box 2017 e miglior drammaturgia Utovie 2019); Il papà di Dio; Un chant d’amour. Organizza Festival e rassegne pluriennali nelle Marche (Limen Festival; Ci si incontra così, per miracolo; Che razza di sogni; Defigura, Giochi d’alma) e, per il Comune di Roma, Puro Teatro. Conduce corsi e laboratori rivolti principalmente alle scuole e a situazioni di marginalità sociale. Tra i progetti in ambito formativo si distingue il decennale sodalizio con il gruppo Clorofilla (premio Inclusione 3.0 Unimc) e Ciascuno Cresce solo se sognato, nato dalla storica collaborazione con il Centro Studi per lo Sviuppo Creativo ‘Danilo Dolci’ di Palermo. Si dedica in particolare alla ricerca intorno alle sottili relazioni che intercorrono tra arte, educazione e infanzia, con progetti come Voce del verbo alveare_piccolo dialogo fra la Natura e un’attrice curiosa e Miti e mitezza dei fiori_elementi di botanica interiore, conducendo anche diversi seminari in ambito accademico, principalmente sul tema “Educazione e Teatro come poesia della relazione”. E’ membro del Libero Gruppo di Studio di Arti Sceniche coordinato da Claudio Morganti e di CAM (Coordinamento degli artisti della scena marchigiana).
Serena Abrami Musicista, cantautrice e ricercatrice vocale, sin da bambina esplora la Voce come filo conduttore del suo percorso artistico. Nel tempo fa numerose esperienze, e incontri significativi come quelli con Ivano Fossati, Paolo Benvegnù e Marino Severini (Gang). Un percorso che affianca allo studio dei canti di radice popolare. Dopo una tesi sui paesaggi sonori con lode, il tema ritornerà in alcune sue pratiche di indagine sonora. Negli ultimi anni il teatro ha bussato in modi sempre più profondi: con i Leda, la band di cui è parte, compone ed esegue dal vivo le musiche dell’ Opera in Fieri triennale “Don Chisciotte ad ardere”, per Ermanna Montanari e Marco Martinelli del Teatro delle Albe e in veste di solista affianca la Montanari in “A te come te. Scritti giornalistici di Giovanni Testori”. In “Sole e Baleno” assieme a Pietro Babina, esplora per la prima volta la recitazione come dimensione possibile di una ricerca sulla Voce. Questa possibilità continua con il Teatro Rebis e la messa in scena in itinere di un nuova pièce dedicata a Joyce Lussu. La collaborazione con il regista Andrea Fazzini prosegue anche per l’opera sonora “Partitura di stagione - concerto per M. Sabet”, scrittura inedita nata dalla collaborazione tra Serena e Enrico Vitali alla chitarra elettrica e Giuseppe Franchellucci al violoncello, promossa in anteprima nazionale al Festival di Segesta 2025.
Andrea Fazzini Regista e fondatore della compagnia Teatro Rebis, di cui è direttore artistico dal 2003. Docente di Storia del teatro e dello spettacolo dal 2020 al 2022 presso la Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Macerata, con cui collabora tuttora. Come autore e regista ha rappresentato i suoi spettacoli in importanti festival e rassegne, e ha coordinato numerosi progetti curatoriali di respiro nazionale ed internazionale. È ideatore e coordinatore di progetti laboratoriali intersemiotici rivolti a scuole e a situazioni di marginalità sociale. Dal 2007 fa parte del LGSAS (Libero Gruppo di Studio di Arti Sceniche), diretto da Claudio Morganti e dal 2023 è membro del Comitato scientifico del ‘Borgo Danilo Dolci’, per cui co-dirige il Festival Palpitare di nessi tra Palermo e Trappeto. Negli ultimi anni, oltre alle produzioni del Teatro Rebis, ha collaborato come autore e regista agli spettacoli: 22_cortociurcuito Olivetti, produzione Compagnia Rovine Circolari di Osimo, SS16, produzione Teatro dei Mignoli di Bologna e Gli uomini storti_ovvero l’inapparenza di Kafka, produzione Compagnia Gogmagog di Firenze.
Con Serena Abrami e Meri Bracalente
Scrittura scenica Meri Bracalente e Andrea Fazzini
Consulenza letteraria Silvia Ballestra e Stella Sacchini
Collaborazione iconografica Francesca Tillio
Ricerca e tessitura sonora Serena Abrami
Architettura del suono Michele Duscio
Cura dei movimenti Cecilia Ventriglia
Soglie Frediano Brandetti
Regia Andrea Fazzini
Una produzione di Teatro Rebis
In collaborazione con Fondazione Armunia, Regione Marche, Centro Studi Internazionale JOYCE LUSSU, Festival Macerata Racconta, A.M.A.T
Foto Francesca Tilio